col passo incontinente delle maree

continuerò in lunghezza di guado come l’universo
annesso al tramonto o nell’orda immobile delle pietre
continuerò senza freni a mestierarmi uomo
insieme all’apparenza d’acqua che non cede forme

continuerò per le movenze interessate delle donne
rifinito in polvere di terra e poi obliquo al vento
o solo per l’ossario di rime che mi annaspa nelle mani
poetando della vicinanza e forse morendo

continuerò il senso del mio sogno, il gesto e i suoi graffi
e di natura in natura monogrammi di versi
ammetteranno rimpianti esibendo porti

ma quando avrò accesso al movimento dell’allodola
saprò di questo tempo e sarò il dio della superficie
in bonaccia al petto inventerò canti e altre ordalie
come in giovinezza di ginestre

così nelle notti senza luce mi assalirà lo strano
entusiasmo del colori in quell’avanzo d’occhi in doppiopetto
che maschera immensità e vuoto

e non sapendo nient’altro che me
appassirò al primo sole, in finire al mondo
col passo incontinente delle maree

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