e se poi correre fosse gesto
che dire del mare in sottofondo
in quel senso inconsueto e unico
dell’attimo

vorrei in sottrazione al vento
un qualche motivo d’insurrezione
in cui dissetarmi scalfendo

nel toccare eternità mancate
allineando voli e inconcludenze
-fianco di costa nei passi di ieri-

oppure bambino in cantine di gelso
includere sogni e solitudini
tra suggerimenti di pioggia

indovinare sorprese
votato a salti senza meta
nel viaggio dell’alba o in definizione
all’ennesima sfoglia incompresa

così, in un’ultima intuizione
col mio volto in apnea

-in tasca i tramonti
accadono come nebbia :
imprimono graffi e percorrenze-

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