nella misura in cui meta è la strada
niente è il numero che mi rincorre
come fosse una angolazione concessa agli alberi
mi costringe in distanze e accadimenti

di quel movimento ho il senso della fisarmonica
che avanza, come carne, nelle mie note
e ho il talento delle orme, esteso e filiforme
nelle finestre di carta

ricordo la lontana impressione del sonno
nelle notti d’anima e mi appare
lenta sulle confidenze del giorno

e poi scorgo questo mare in cui ancora mi cerco
e i suoi amori di roccia
a costruire sabbia,
il suo maestrale incolto, le pieghe di sole
nel verso a meridione

e che dire della lontananza dei colori,
dei volti incontrati sui pontili
o nel malessere di qualche bottiglia,
dei versi scalzi o delle abitudini
d’inchiostro

se non increspature e margini in preghiera
cos’altro appartiene al mio sentiero

 

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