il senso degli occhi

penso a quando il salto
era un gioco da bambini
e tutt’intorno la campagna
prometteva giostre da assaporare

e le pietre, a distinguersi dal mare
con le fronde degli alberi,
attraversavano il gesto dei contadini

penso ai giorni in cui lo sguardo
copriva il rossore degli anni
alle discese in cui la sera
sceglieva di vestirsi con la luna

ai cesti delle giovani donne
allungate nelle gonne d’olive
come se a riavvolgere il tempo
non fosse altro che abitudine

penso ai giorni in cui bastavano sorrisi
alle figurine di pane
coi pantaloncini corti e i gesti
oltre le sagome di paese

ai balli d’estate col mondo in attesa
tra i gelati di corsa
e le foglie a chiedere qualche ramo

penso alle lacrime
che ora possiedono il senso degli occhi
e ne fanno irrimediabilmente panchine

 

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9 pensieri su “il senso degli occhi

    1. benvenuta Sherazade, pennellate che in qualche modo dipingono il mio mondo : ai ricordi pochi colori riescono come gli anni da bambino. Grazie della visita

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  1. mi piace il tuo linguaggio arioso, che mescola gesti, bambini, campagne, giovani donne, sassi, mare, fronde, e ancora bambini e tanti dettagli del tempo e dello spazio, fino a giungere alle lacrime di chi ricorda e si torna alla panchina, ma in mezzo si sono ricreati tutti i sapori e gli odori e gli entusiasmi di una – tante vite…. e perchè questo sia possibile, ci vogliono i versi brevi e gli endecasillabi, una dolce ripetizione e la sintesi dello sguardo che perfora gli anni e regala immagini splendide nella loro pregnante semplicità

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  2. Il sole brucia perpendicolarmente anche la tua pelle, allora… lontana da casa, ora, lascio scorrere nelle vene il nostro mare e nelle orecchie i canti dei pescatori al mattino presto.
    L’oro dei campi qui in Piemonte è uguale, il vento però non sà di sale…
    🙂 ciao

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  3. sei “entrata” perfettamente nei miei versi e poi mi sa che i luoghi da me descritti (e non solo fisici) sono molto simili ai tuoi, considera anche che io sono calabrese, quindi molto vicino alle stesse “impressioni” : il mare, la campagna, il sole. Ciao

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  4. Questo testo mi ha fatto tornare in mente quando, da piccola, mi chiedevano come sentissero sulla pelle i giorni, i grandi…
    Ora ogni tanto mi fermo a pensare a com’era diversa la luce che picchiava sulle cose, allora, a quanto la prospettiva “dal basso” regalasse particolari che ora faccio fatica ad abbassarmi per cercare (ma ogni tanto ci provo perché questa cosa mi manca)…
    Quanto può portare lontano una lettura, dal testo vero e proprio, tuttavia i sapori e gli odori dimenticati sembrano così vicini alle giornate di mietitura e al sapore di crusca che seccava nel vento la gola, al fieno ancora umido, appena tagliato, malgrado la perpendicolarità dei raggi che frustavano la mia bella terra di Sicilia…
    Un caro saluto.

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