penso a quando il salto
era un gioco da bambini
e tutt’intorno la campagna
prometteva giostre da assaporare

e le pietre, a distinguersi dal mare
con le fronde degli alberi,
attraversavano il gesto dei contadini

penso ai giorni in cui lo sguardo
copriva il rossore degli anni
alle discese in cui la sera
sceglieva di vestirsi con la luna

ai cesti delle giovani donne
allungate nelle gonne d’olive
come se a riavvolgere il tempo
non fosse altro che abitudine

penso ai giorni in cui bastavano sorrisi
alle figurine di pane
coi pantaloncini corti e i gesti
oltre le sagome di paese

ai balli d’estate col mondo in attesa
tra i gelati di corsa
e le foglie a chiedere qualche ramo

penso alle lacrime
che ora possiedono il senso degli occhi
e ne fanno irrimediabilmente panchine

 

Annunci