avrò vita oltre le cime
e rocce a complicarmi la pelle
i miei passi scaleranno
la confusione della primavera
col rumore che scenderà dai minuti
per farne acciaio

e saranno attimi le cinture
come immagini i volti lasciati a casa
tra i sedili rimarrà lo sguardo di Dio
intralciando il paesaggio di candele

poi la vita sarà uno spazio di metallo
riassunta in qualche residuo d’orologio
tra processi e scelte non mie

del mio nome solo marzo
saprà riconoscere i contorni
mentre sui sassi volerà il caos del mattino
aggiustato in pianti e telegiornali

e mi troveranno quando sarò polvere,
un vano squarcio d’immensità
che disegnerà montagne

-in memoria delle vite rubate dal volo della germanwings-

 

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