sento la tua voce madre
mischiarsi alla mia gente
urlare al mare le doglie
con remi di corpi al buio

e mentre mi vesto dei tuoi occhi
un moto di nebbia mi arriva
leggero di canti e orizzonti

così il tuo bacio nero che sa di vento
di piedi e corsa, di perdono
per questa vita non ancora vissuta

e tu sei figlia, volto e direzione
luna in questo viaggio di gomma
ma domani cadrà la tua goccia
nei passi liquidi del sole

ci saranno carezze di cemento
sui teli d’occidente
il tuo nome sarà una forma d’acqua
e cammino il solco del legno

poi il marmo di sabbia fermerà le tue gambe
e lungo labbra di maestrale
un ultimo movimento di bandiera
verserà pendenze senza soglia

-ancora qualche metro di scogli e saremo morti!

 

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