Marisa ha gli occhi come la notte
molte albe disgiunte
qualche lacrima da presentare

stringe sigarette slovene
e conati di gente, non ha memoria
per quel corpo incominciato

nel suo insieme è dolce
si muove col respiro intorno al cielo fitto,
crede ancora nei sorrisi
soprattutto quando sono a forma di euro

Marisa indossa un corpo a distanza
speso su marciapiedi di birra
e poesie di rabbia e bestemmie

ha le mani di cera
un anello di solitudine nelle tasche
la nebbia in mezzo ai passi

Marisa è un refuso a bordo pagina,
un attimo distratto che ricorda al mondo
il suo perimetro di traverso

/intanto fuori ottobre è destinazione :
un crinale di bora e nulla più/

 

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