mi sarebbe piaciuto non morire
per volare in altezza e sentirmi Dio

ma le porte fanno il loro mestiere
interrompono con agilità
luoghi, angoli, strade
margini che mi hanno affidato
e dove mi occupo del futuro
come fosse arrivo

a volte immagino
il cammino della pioggia
muoversi con gocce di genio
o i controsensi delle strade
sommarsi al numero dei passi

ma poi mi accorgo
che le divergenze assumono direzioni
e dimenticanze d’asfalto
altezze in cui le foto
assomigliano ai gesti dei palazzi

così i chiaroscuri disegnano forme
e oltre alle gonne di madre
mi ritrovo con gli occhi
a dimostrarsi balconi
con le immagini di un me bambino
che lasciano i giochi di paese
al loro destino

ma chissà se in luce potrò mai affiorare
custodendo dei miei passi
il tempo concesso

 

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