fu sotto i ponti che conobbi la distanza

mi alzai di notte per vestire un sogno
ma non trovai stelle, né firmamento :

tra auto di cemento
i cartelloni sbraitavano ricchezza
e silenzio assordante

più in là il buio, con le mani in tasca,
anneriva i volti nel suo giro a vuoto

incontrai la periferia nella bava dei cancelli
provare passi per un teatro
che assomigliasse al cielo

quando a navigare nel mare d’asfalto
messaggi di bottiglia
apparvero come cartoni e fantasmi

ma fu sotto i ponti che conobbi la distanza
col grigio dei giornali
appeso al sabba metropolitano

mentre l’assenza era vestita da strega
pronta a vomitare marciapiedi

/intanto una sirena sferzava il traffico
tra l’immondizia e un vaffanculo/

-dissero del confine le estremità,
speso tra un goccio e una pisciata

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9 pensieri su “fu sotto i ponti che conobbi la distanza

    1. da piccoli le stelle erano il luogo dei sogni, ci raccontavano di quei luoghi fatati e delle meraviglie che le abitavano…da grandi ci siamo svegliati e delusi abbiamo constatato che quasi sempre quei sogni rimangono fantasia. Ciao e grazie

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  1. la povertà delle nostre città, immagini che s’inseguono come sirene nel buio della notte, fra parole avare di carità, e quel vuoto che accompagna la solitudine dell’uomo all’atrio di se stesso.
    Profonda e riflessiva, molto bravo.

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