All’alba i fiori saranno cielo
e tu sarai lontana
come le nuvole,
gli occhi del tempo
mi guarderanno quando pioverà
appoggeranno le lacrime del tuo volto
nel vento
e sarà come scrivere il tuo nome
con l’inchiostro del cuore

tu se la mia Laotong dai piedi fasciati
i nostri saranno i gigli dorati più belli
saremo le bende dell’amore
non faranno male
le ghirlande nei capelli
quando sarai moglie e madre
e mi resterai vicina
come questo libro dei giorni

dove saranno le mie mani
le tue sfioreranno il ventaglio
del nostro incontro

non ci saranno fiumi
a dividere le nostre parole
né uomini a chiudere la nostra sera :
rimarrai tu la mia anima e io la tua
per l’eternità.

 

Molte donne della Cina rurale hanno subito la fasciatura dei piedi – “gigli dorati” -, venivano sottoposte a questa assurda usanza da bambine tra i tre e i sei anni, per renderle più desiderabili agli occhi dei potenziali mariti, la pratica è stata ufficialmente abolita nel 1912, con l’avvento della Repubblica, ma nelle zone più isolate si è perpetuata fino alla presa di potere di Mao.
Questo rito aberrante consisteva nel ripiegamento forzato delle dita – tranne l’alluce – per ottenere la rottura delle ossa e il conseguente rimpicciolimento del piede. Durante il primo mese le sofferenze erano atroci e si rischiava la setticemia, eppure era considerato un atto d’amore da parte della famiglia, perché tanto più il piede fosse risultato piccolo e stretto, tanto più la figlia avrebbe potuto aspirare a un futuro migliore, cioè a sposarsi elevandosi socialmente. Il destino di ogni donna era quello di passare dall’ubbidienza ai genitori al servizio della suocera, con l’unica speranza di avere figli maschi e di potere, nella vecchiaia, a sua volta sottomettere le nuore.

Chi aveva subito la fasciatura dei piedi ha lasciato testimonianze del rapporto tra la fasciatura dei “gigli dorati” e il “nu shu” (un particolare linguaggio segreto ad uso esclusivamente femminile), entrambi legati all’esperienza della costrizione e alla ricerca di solidarietà nella sofferenza.

Il classico della letteratura Nu Shu è il Sanzhaoshu – Il Libro del terzo giorno – una raccolta di poesie e canzoni che le donne del villaggio usavano donare alle giovani spose in occasione della cerimonia d’addio che avveniva a tre giorni dal loro matrimonio. Un libro interamente tessuto e ricamato a mano che aveva il compito di alleviare il sentimento di dolorosa solitudine che colpiva le donne, improvvisamente private della compagnia dei loro affetti più cari.

Il Laotong è un tipo di relazione all’interno della cultura cinese, che è stata praticata nello Hunan, che unisce due ragazze insieme per l’eternità come sorelle affini. Le donne unite da questo legame si riferiscono all’altra come sorella, un titolo di grande importanza che stabilisce una profonda unione spirituale e affettiva, un’amicizia rara e pura esclusiva tra donne. Diversamente dalla sorellanza che impone uno scioglimento del rapporto al momento del matrimonio, il legame tra laotong permane per sempre, posto attraverso un contratto stipulato tra le interessate per mezzo di un intermediario (da una sensale).
Tipico del “laotong”, era l’uso del “nu shu”.

Per avere un’idea “visiva” vi consiglio il film Il ventaglio segreto. Una rappresentazione struggente che narra la storia di due “sorelle” moderne sovrapposta a quella di due laotong di inizio ‘800. Vi segnalo anche la colonna sonora, fantastica.

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