qualcuno una volta mi disse che era inutile, se non allo scopo di attrarre condivisioni e commenti, rievocare in poesia tragedie come quelle successe in Nigeria qualche giorno fa : tanto ne era piena la tv, i giornali, internet. A che scopo “riviverle”, che utilità poteva avere riaccendere la luce su di esse. Tra l’altro aggiunse che per averne coscienza e concezione -e quindi scriverne- fosse necessario averle vissute. Come se già l’accadimento stesso della morte non bastasse a provocare una sorta di rigetto (sebbene “poetico”) ma avesse bisogno di essere certificata dalla “presenza” per essere raccontata e/o denunciata.
In proposito ho una mia idea assolutamente dissimile da tutto ciò, mi piacerebbe che chi avesse voglia e tempo lasciasse una propria riflessione in merito. Ciao

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