venne il buio dei cappotti

le vie erano mancate
a furia di battere pioggia
anche le scelte non vennero
di mattina

venne il buio dei cappotti
e non ci fu voce per limitare
le prigioni

chiedemmo perdono
come alberi in panchina,
un gesto di mani per sorridere

poi la strada tenne i solchi
dentro gli occhi
e per un po’ i passi furono semplici

così ritornammo a distanza
dividendo favori di plastica
per camminare sui cartelloni

/l’immagine cambiò direzione
e la prova qualche impronta

***qualche giorno fa ero in stazione ad aspettare mia figlia di ritorno dall’Expo. Pioveva. Vidi una donna con uno zaino enorme sulla schiena, cappotto, infradito e cagnolino al seguito. Mi colpì il suo passo pesante, la guardai camminare, sembrava trascinare il suo corpo verso una meta nota solo a lei. L’amico che era con me disse di conoscerla, l’aveva vista alcune volte vagare nel suo quartiere. Era una senzatetto, viveva intorno ad un albero con due poster per letto e un cassonetto come orizzonte.
Guardando lo zaino mi convinsi che giustificava quell’andatura : in fondo sulle spalle portava tutta la sua vita.

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22 pensieri su “venne il buio dei cappotti

  1. Una poesia ricca di suggestioni, profonda e dolente come quell’immagine che hai visto in lontananza.Il mondo sulle spalle ma con la fatica lieve di essere libera di andare dove si vuole.
    Complimenti per questa bella poesia.

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  2. Lirica intensa, trasmette il freddo della strada senza altra speranza di vita. La mia città è piccola, per anni ho incontrato sempre gli stessi senza tetto, a volte con un carico in più da portare sulla persona, l’ombra di una inquietante follia, a separarli dalla nostra realtà, un cristallo deformante delle sensazioni. C’era una donna che portava vestiti estivi d’inverno e, d’estate, un pesante cappotto invernale, c’era il ballerino che danzava nelle corsie dei supermercati, una specie di Fred Astaire fra i carrelli e gli espositori, c’era il dirottatore di autobus “pilota fammi scendere”, sempre elegantissimo, coi guanti di pelle…

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    1. il nostro piccolo mondo purtroppo è sempre più desolato e desolante e la differenza – legata alle tradizioni, alla famiglia, alla cortesia de vicoli – dei paesi sta ormai sparendo : la globalizzazione e se vuoi il cosiddetto progresso ha omologato anche il dolore, non vedo più molta differenza tra il piccolo paese e la città. Ciao e grazie

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    1. purtroppo sempre più spesso la realtà rimanda situazioni di sofferenza e disadattamento e le parole che fuoriescono sono il riflesso di quel dolore. Grazie, ciao

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    1. grazie a te Giusy, sai tante volte mi hanno detto che sono ridondante, prolisso è forse la prima volta che qualcuno mi riconosce capacità di sintesi, di questo te e sono grato. Ad imparare sono io il primo :). Ciao

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