La strada stretta, di quelle che a passare in due si faceva fatica, era in discesa, quasi a strapiombo.

Terminava dove le storie prendono forma come le onde.

Del mare ha sempre amato l’acqua, per lavare la polvere dei passi non esiste niente di meglio che un po’ di sale : sarebbe piaciuta al giorno seguente, tutta pulita e pronta per nuove distrazioni.

Ma era di sera che il suo cammino sostava con piacere. Poteva farlo senza fretta, sapeva che in quel luogo le parole prima o poi si sarebbero fermate, trovare qualcuno disposto a raccontare avventure sarebbe stato facile : uomini che tra un bacio rubato e uno comprato aspettavano l’ennesimo viaggio, donne col sorriso di giornata e gonne pronte al buio tanto per sentirsi ancora giovani.

In quel posto l’amore era sempre di passaggio, come le navi.

Nelle bettole vicino al porto le piccole donne, nei loro scialli di miele, salutavano il colore dei soldi mentre la salsedine sistemava i tavoli e le birre mimavano di burrasca il locale.

In quel sottofondo di cartolina i colori si ripetevano senza fine così le sfumature, nemmeno i pensieri e gli sguardi cambiavano espressione.

Fuori Nina aspettava l’amore di turno seduta sulle reti. La solita sigaretta e gli occhi lontani a immaginare la libertà dei gabbiani -si chiedeva spesso il motivo di quel piacere raccattato, degli uomini aveva solo storie di seconda mano, del mondo invece nemmeno quelle-.

Di quel volo Nina avrebbe voluto farne parte, magari per vivere o forse per scomparire per sempre tra i viottoli come un fraintendimento di luna.

Invece la vita la tratteneva ai piedi del mare in uno strano innamoramento : lei regalava sempre qualche lacrima, una piccola goccia che lucidava la schiuma insieme alla sabbia e qualche muraglione.

Troppo spesso il pianto aveva la forma dell’acqua, multiforme e impalpabile. I soli riflessi erano i suoi, carichi di tempo e di sogni.

Non lontano c’era un vecchio seduto sugli anni, la pelle graffiata dal sale, il volto tra vento e mare come quello del tempo e i piedi scalzi. Poche parole per la pipa e un sorriso amaro riflettevano i segnali del mare.

Pietro era alla ricerca di qualche giorno da fare in padella e osservava quella donna bella come il sole e triste come una lisca di pesce. Il suo era uno sguardo gentile, nessuna ombra di passione in quegli occhi verdi, solo l’umidità di un padre che non capisce il mondo e le sue vele.

Aveva avuto una figlia, la piccola Rosa, nata da un amore giovane e fugace, ma era andata via con quella donna per inseguire gli approdi di Colombo, verso un futuro che imbarcava speranze.

Non conobbe mai i suoi occhi né il sapore dell’abbraccio.

Un distacco che cercava di ridurre raccogliendo il mare nella tinozza dei pesci : a casa portava spesso anche l’acqua come a voler legare quelle molecole alle sue in un contatto che non aveva potuto donare. In quell’acqua guardava i pochi pesci catturati scorgendo la vastità del mare : la tinozza dove nuotava sua figlia.

Avrebbe voluto guardarla e piangere del suo sorriso. Avrebbe voluto nuotare in quella bacinella e farsi catturare come un pesce all’amo…dall’amore.

Anche Nina guardava spesso quell’uomo taciturno, in lui non vedeva i soliti uomini, lo leggeva con occhi diversi, ne avvertiva tutta la tristezza e i solchi della solitudine.

Tra loro il mare, in attesa di un cenno!

Quel mare in cui immaginare un altro dipinto sarebbe stato facile : il giallo del sole e il bianco del giorno avrebbero potuto annunciare una nuova e diversa avventura.

La sera era troppo buia per poter dipingere.

Il loro piccolo mondo giocava con la speranza e le salite mentre la paura era un povera maestra che non sapeva raccontare fiabe, i suoi scolari erano quotidianamente distratti da altre forme di letture e nei banchi di paese sedevano solo sofferenze e debolezze.

Qualcuno aveva disegnato quell’angolo di tela dimenticando la passione e l’amore : un artista abbastanza distratto che raffazzonava i passi con legacci di cartone. Le strade erano le tele e i momenti le pietre che mischiava come calce per imbastire un luogo senza tasche.

Ma la vita a volte riesce a regalare un’ancora alle navi in attesa, fu cosi che Nina e Pietro cominciarono a sedersi più vicino e come compagni di scuola copiare, uno dall’altra, le parole da scambiarsi. I loro occhi cominciarono a guardarsi e sperare in lacrime diverse e in quelle mani che si cercavano senza eccitazione né lussuria c’era la consapevolezza del calore.

Le frustrazioni pian piano cominciarono a svestirsi del dolore per rintracciare un nuovo approdo, un porto dove -anche- naufragare ma forse, finalmente, arrivare.

Quel sogno decise di farli navigare insieme e ruotando la sua vela, da tanto tempo ferma, si spinse ai confini del vento.

Cominciò a raccontare di figli e solitudine, di amori comprati ma anche di sorrisi e di colori.

Nina aveva messo da parte un po’ di soldi con la speranza di comprare una nuova vita, poi una sera capì che la vita tanto cercata era stata sempre lì. Un nuovo libro era in attesa di essere scritto.

Decise di dedicarsi all’uomo come una figlia regalandogli gli anni persi, nuotando in quella bacinella come una sirena cantando di pesci e bambini.

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