quante sere sui volti distanti
come panchine senza tempo
a ridere se i soldi erano solo un’idea
o i metri della piazza
un registro riempito a chilometri

e le ore, annoiate e appese,
a rendere superflue le parole
di settembre
come le feste alla fine di un abbraccio :

eravamo aria
in quegli attimi da conquistare
con ombre camuffate da gloria
e vicoli, da stordire di giri,
per non sentirci solo bottiglie vuote

noi che aspettavamo
Rocco consumarsi di farina
e Mimmo col suo giaccone verde,
dal carrello pieno di storie da riscattare

seduti nell’alba,
addosso all’ultima sigaretta da dividere,
mentre il paese aggiustava la notte
e il mondo si schierava col sole

il resto era un perimetro
già apparecchiato,
dalle tasche segnate dal silenzio :
mani a mezz’aria,
sospese alle imprese del postino

ma di sera bastavano diecimila lire
per sapere che la libertà
era un girotondo di curve :
puzza di benzina, musica
e qualche sogno in attesa di un passaggio

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