di questa vita ho la distanza dei minuti,
l’altra meta dell’impronta, la misura dell’alba
in concessione

come la strada mi limito ai segnali
e all’abbandono delle strisce
(forse solo in un cenno di ripartenza
scelsi vertigini e superficie)

di solito ai marciapiedi preferisco
la disposizione degli alberi
o i movimenti delle nuvole
in ordine sparso

ma a volte sono le lacrime
che chiedono un inchino
e allora non rimane che definire pioggia
anche l’accostamento degli occhi

così mentre un arrivederci mima
ai vetri la città, mi assale l’usanza del giorno
con l’autobus che improvvisa antipatie accanto

/eppure io sono ancora quella circostanza
che si chiama realtà

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