La scoperta dell’America aprì una nuova era nella storia della schiavitù, che divenne lo strumento più efficace per lo sfruttamento agricolo delle colonie. Lo sfruttamento degli Amerindi venne ostacolato da una parte dagli stessi Amerindi, che mal si adattavano al lavoro eccessivamente gravoso nelle piantagioni e nelle miniere, dall’altra dai missionari, che chiedevano trattamenti più umani per le popolazioni native. Ma la richiesta crescente di mano d’opera e il progressivo decrescere della popolazione india provocarono la sostituzione degli indigeni americani con schiavi africani. La strada alla ‘tratta dei negri’ era stata aperta dalle numerose importazioni in Portogallo e Spagna. Il lavoro degli schiavi fu esteso poco dopo nel Brasile, con l’incoraggiamento della corona portoghese, che ne ritraeva vantaggi fiscali. Alla tratta degli schiavi è legato l’estendersi delle piantagioni della canna da zucchero nel Brasile settentrionale e nelle Antille, poiché gli indigeni non si erano rivelati adatti a quel genere di coltura; perciò il traffico degli schiavi, contenuto nel 16° sec. entro limiti ancora modesti, cominciò a intensificarsi negli ultimi anni del secolo e nei due secoli successivi.

Il commercio degli schiavi africani sulle coste americane assunse proporzioni enormi nel 18° sec. quando per la massima parte fu esercitato da Francesi e Inglesi. Il numero di schiavi che alla fine del secolo si trovava nel continente americano (3 milioni circa) non rappresentava che una piccola parte del numero di quelli che in 300 anni erano stati strappati al loro paese d’origine: la mortalità infatti fu tra essi altissima, sia durante il trasporto sia nelle piantagioni. I primi schiavi africani arrivarono nella colonia di San Miguel de Gualpe, approssimativamente nel territorio che ora appartiene allo Stato della Carolina del Sud, fondata dall’esploratore spagnolo Lucas Vasquez Ayllòn nel 1526. La colonia si dissolse in seguito ad una lotta per il potere, durante la quale gli schiavi scapparono per cercare rifugio nei territori dei nativi americani.

I primi 30 neri appositamente spediti come forza lavoro coatta arrivarono in Virginia nel 1619, per unirsi ai circa 1000 lavoratori sotto contratto come servitori in debito.

Nel 1654 John Casor, africano, diventò il primo schiavo legale nelle colonie. Nella sua difesa dichiarò che egli aveva lo status di servitore in debito e avrebbe dovuto essere trattato come tale, ma una corte della contea di Northampton si pronunciò contro la sua richiesta, dichiarandolo proprietà privata, a vita, di Anthony Johnson, nativo dell’Angola anch’esso, ex servo, divenuto libero alla scadenza del contratto come servitore in debito. A causa del fatto che le persone di origini africane non erano inglesi di nascita, erano considerati generalmente soggetti non tutelati dalle leggi inglesi. Elizabeth Key Grinstead, nata da matrimonio misto, ottenne invece la sua libertà facendo valere la sua linea paterna, soggetto del diritto al quale si applicavano le leggi inglesi. Ma per impedire che altri potessero ottenere la libertà nello stesso modo, in Virginia nel 1662 venne varata una legge, chiamata Partus sequitur ventrem, che affermava il principio secondo il quale qualunque individuo nato da madre schiava, avrebbe ereditato la stessa posizione, a prescindere da chi fosse stato il padre. Questa legge liberò anche gli individui bianchi che avessero avuto un figlio con una schiava dal dovere di mantenerli e dai doveri legali quali il riconoscimento della prole.

 

Gli schiavisti degli Stati Uniti abusarono ampiamente delle schiave con stupri e abusi sessuali, molte di queste si ribellavano, ma rischiavano di essere uccise. Le schiave erano spesso inquadrate nello stereotipo di donne promiscue e lussuriose, intente a indurre in tentazione il proprio padrone per trascinarlo in un rapporto sessuale. In realtà lo stereotipo serviva a motivare parzialmente i continui stupri ai quali le schiave erano sottoposte. Inoltre lo stereotipo fu amplificato dal fatto che le donne erano costrette a lavorare seminude nei periodi caldi, e venivano vendute nelle aste mostrando parti nude del loro corpo. Molte schiave, definite in gergo “cameriere fantasia” erano vendute come concubine o prostitute, questo tipo di transazioni prendeva il nome di “fancy trade”. Le schiave concubine erano le uniche ad essere vendute ad un prezzo più alto di un maschio forte e capace.

Le leggi sullo stupro negli Stati del sud avevano due standard ben precisi. I neri accusati di stupro nel periodo coloniale erano spesso castrati, ma prima della guerra di indipendenza potevano anche essere condannati a morte. Gli uomini bianchi che avessero stuprato una schiava nera non erano invece condannabili ad alcuna pena.

L’attivista Angela Davis sostiene che lo stupro sistematico delle schiave era analogo al concetto di ius primae noctis. Sostiene inoltre che gli stupri erano un sistema degli schiavisti per estinguere ogni spirito di resistenza nelle schiave, per ridurle ad una bassa forma animale.

I bambini nati dallo stupro erano comunque schiavi, ereditando la posizione della madre, a meno che non venissero liberati dal padrone.

 

Gli schiavisti utilizzarono la pratica di “allevamento” degli schiavi, influenzando la loro riproduzione per accrescere le “proprietà” e i propri guadagni. In questi allevamenti venivano costretti rapporti sessuali anche senza il consenso degli schiavi, promuovendo le gravidanze, i rapporti sessuali tra le schiave e i padroni con lo scopo di produrre bambini schiavi e concedendo favori per le schiave che avessero dato alla luce più figli.

Nel 1705 in Virginia fu varato il Codice degli schiavi il quale definiva soggetti atti ad essere assoggettati in tale posizione tutte le persone importate da paesi non cristiani, inclusi gli stessi nativi americani che erano venduti dalla loro gente. Iniziò dunque ad essere legale la schiavizzazione di qualunque straniero che non fosse cristiano. La Carolina del Sud varò il suo primo codice nel 1712, basandolo su quello impiegato dagli inglesi nelle Barbados. La Georgia adottò lo stesso codice nel 1770, seguita dalla Florida. I codici degli schiavi delle “colonie del tabacco”, Delaware, Maryland e Carolina del Nord, erano modellate sul codice in vigore in Virginia.

Questo codice prevedeva, tra le altre, queste regole :

  • Agli schiavi era proibito lasciare le proprietà del padrone, se non con un permesso o accompagnato da un bianco. Se lo schiavo lasciava la proprietà del padrone senza permesso qualunque persona bianca poteva punirlo.
  • Qualunque schiavo che tentava di fuggire e lasciare la colonia (successivamente lo Stato) riceveva la pena di morte.
  • Qualunque schiavo evaso catturato dopo 20 giorni o più veniva frustato pubblicamente se alla prima infrazione, marchiato a fuoco con la lettera “R” sul braccio destro alla seconda, privato di un orecchio se assente da 30 giorni o più alla terza infrazione e castrato alla quarta infrazione.
  • I padroni che si rifiutavano di punire i propri schiavi venivano multati e privati della proprietà dei loro schiavi.
  • Le case degli schiavi dovevano essere perquisite ogni due settimane, alla ricerca di refurtiva o armi nascoste. Per queste infrazioni si poteva perdere un orecchio, si poteva essere marchiati a fuoco, privati del naso e, alla quarta infrazione, si veniva messi a morte.
  • Nessuno schiavo poteva essere pagato per lavorare, piantare mais, piselli o riso, per allevare maiali, bovini o cavalli. Agli schiavi era proibito possedere una barca o saperla usare, e gli erano interdette attività come vendita o acquisto di beni. Gli era inoltre proibito mettere abiti migliori di quelli destinati ai negri.
  • Agli schiavi era proibito il possesso di armi, lasciare la piantagione del padrone senza permesso, alzare le mani sui bianchi, anche se per difesa personale.
  • Uno schiavo fuggiasco che si rifiutava di arrendersi poteva essere ucciso senza processo.

La Carolina del Sud riformò poi il codice nel 1739, con questi emendamenti :

  • Agli schiavi non era permesso scrivere, non dovevano lavorare di domenica e il limite orario di lavoro doveva essere di 15 ore giornaliere in estate e 14 in inverno.
  • L’uccisione intenzionale di uno schiavo comportava una multa di 700 sterline, mentre un delitto per “passione” comportava una sanzione dimezzata.
  • La multa per chi aiutava uno schiavo fuggitivo era di 1000 dollari, in più si poteva essere condannati al carcere fino a un anno.
  • Una multa di 100 dollari e 6 mesi di reclusione erano le pene per chi utilizzava un qualunque nero o schiavo come impiegato.
  • Una multa di 100 dollari e 6 mesi di reclusione erano le pene per chiunque avesse venduto o ceduto alcolici agli schiavi.
  • Una multa di 100 dollari e 6 mesi di reclusione erano le pene per chiunque avesse insegnato a uno schiavo a leggere e scrivere, mentre poteva essere condannato a morte chi avesse fatto circolare tra gli schiavi letteratura “scomoda”.
  • La liberazione di uno schiavo era proibita, eccetto per atto legale, e dopo il 1820 solo con il permesso della legislatura.

Nelle prime fasi dell’epoca coloniale gli schiavi erano prevalentemente maschi, ma negli anni il rapporto uomini-donne si è fatto sempre più equilibrato, creando un sistema in cui intere famiglie erano vendute e controllate. Gli schiavi erano costantemente a rischio di perdere qualche famigliare se il padrone decideva di venderlo per profitto, per punizione o per saldare i debiti. Alcuni schiavi si rivalevano uccidendo i propri padroni o i supervisori, bruciando i fienili, uccidendo i cavalli o lavorando lentamente.

Guerra civile

La guerra civile, iniziata nel 1861, portò alla fine della schiavitù proprietaria in America. Non molto tempo dopo l’inizio delle ostilità, una presa di posizione legale accreditata al generale dell’Unione Benjamin Butler, avvocato di professione, fece in modo che gli schiavi catturati durante la guerra diventassero “proprietà” degli USA, e come tale bottino di guerra confiscato al nemico. Il generale Butler dichiarò che essi dunque non dovevano essere restituiti ai loro proprietari, neppure alla fine della guerra. La notizia si sparse in fretta, e molti schiavi cercarono rifugio nelle terre del nord, desiderosi di essere considerati “bottino”. Gran parte di questo “bottino” si unì alle truppe dell’Unione, fornendo il loro lavoro o servendo come soldati formando interi reggimenti di neri.

 

Nelle prime fasi della guerra alcuni comandanti dell’Unione pensavano fosse lecito restituire gli schiavi confiscati, ma nel 1862, quando divenne chiaro che sarebbe stato un lungo conflitto, cosa fare della schiavitù fu subito lampante. L’economia sudista dipendeva largamente dalla manodopera posta in schiavitù, ragion per cui l’idea di proteggere tale pratica divenne irragionevole anche per motivi pratici. Distruggendo il sistema sul quale si basava l’economia sudista si sarebbe sferrato un durissimo colpo che avrebbe portato le sorti del conflitto inevitabilmente a favore dell’Unione. Come disse un deputato del congresso, gli schiavi “…non possono essere neutrali. Come forza lavoro, se non come soldati, saranno alleati dei ribelli o dell’Unione.” Lo stesso deputato, coadiuvato da un suo collega radicale, fece pressione su Lincoln affinché accelerasse il processo di emancipazione degli schiavi, mentre i repubblicani più moderati desideravano un processo graduale. I Copperheads, gli Stati di confine e i democratici per la guerra erano contrari all’emancipazione, ma accettarono il compromesso come parte della guerra totale che era necessaria per salvare l’Unione.

Risultati immagini per schiavi nelle piantagioni 

Processo di emancipazione

Nel 1861 Lincoln espresse il timore che una prematura emancipazione degli schiavi avrebbe potuto far perdere l’appoggio degli Stati di confine all’Unione nella guerra civile, e pensava che perdere il Kentucky sarebbe stato come perdere l’intera posta in gioco. Inizialmente dunque bloccò il processo di emancipazione. Lincoln comunicò al suo gabinetto l’intenzione di proclamare l’emancipazione il 21 luglio 1862, ma il segretario William Seward gli disse di aspettare una vittoria contro i sudisti prima di ufficializzare il documento, perché pensava che in quel momento sarebbe stata vista come una dichiarazione di resa. Il proclama non liberò però gli schiavi degli Stati di confine alleati dell’Unione, e ovviamente gli stati confederati non riconoscevano l’autorità di Lincoln, per cui inizialmente furono liberati solo gli schiavi che fuggivano entro i confini dell’Unione, e il proclama rappresentava dunque solo una futura promessa di libertà alla fine della guerra. Finché il proclama riguardava i poteri del presidente in tempo di guerra, includeva unicamente i territori sudisti conquistati dall’Unione, ma divenne comunque un simbolo dell’impegno che l’Unione si imponeva per risolvere la questione, e alla fine della guerra Lincoln giocò un ruolo fondamentale nella ratifica del 13° emendamento, che avrebbe posto fine una volta per tutte alla pratica dello schiavismo in USA.

Proclama di emancipazione Lincoln

Molti furono gli afroamericani che si unirono alle truppe dell’Unione, e i comandanti dei reggimenti crearono per loro campi di raccolta e scuole, dove sia adulti che bambini impararono a leggere e scrivere. La American Missionary Association si unì allo sforzo bellico offrendo insegnanti che svolgessero opera di scolarizzazione in questi campi, inoltre più di 200.000 afroamericani servirono nelle truppe distinguendosi sia come soldati che come marinai, e molti di essi erano schiavi fuggiaschi. Durante una delle battaglie più cruente della guerra civile, che verrà ricordata come il Massacro di Fort Pillow, molti soldati neri furono catturati e schiavizzati, ma non erano rari i casi in cui i soldati di colore dell’Unione venivano uccisi sul posto mentre tentavano di arrendersi.

Fine dello schiavismo

La guerra civile si concluse nell’aprile del 1865, e il primo effetto fu che il proclama di emancipazione redatto da Lincoln fu esteso a tutti i territori che non avevano ancora liberato gli schiavi. In alcune regioni ci si ostinò a perpetrare lo schiavismo per qualche mese, finché il 19 giugno le truppe federali entrarono a Galveston, in Texas, per imporre l’emancipazione con la forza. Questo giorno è ricordato da molti Stati come il Juneteenth.

Il tredicesimo emendamento, che aboliva del tutto la schiavitù, passò al senato nell’aprile del 1864, e dalla camera dei rappresentanti nel gennaio 1865, ma non ebbe effetto finché non fu ratificato da almeno 3/4 degli Stati, cosa che accadde il 6 dicembre del 1865, con la ratifica della Georgia. Da quel preciso momento tutti gli schiavi erano ufficialmente liberi.

La segregazione razziale

La segregazione razziale può essere stabilita per legge o derivare da abitudini sociali in un clima di odio che può arrivare fino a manifestazioni di estrema violenza come il linciaggio. È caratterizzata dalla separazione delle persone nella vita quotidiana e può ripercuotersi su varie attività, come ad esempio mangiare in un ristorante, bere da una fontana, usare i servizi igienici, frequentare la scuola, andare al cinema, o affittare o acquistare una casa. Spesso inibisce i cosiddetti matrimoni misti e può coinvolgere la divisione geografica della popolazione nonché l’utilizzo separato di istituzioni sociali come scuole e ospedali. Dopo che il Tredicesimo emendamento abolì la schiavitù negli Stati Uniti, la discriminazione razziale fu regolamentata dalle cosiddette Leggi Jim Crow, che prevedevano una severa divisione delle razze. Questa segregazione legalizzata durò fino agli anni ’60, soprattutto a causa del potere dei Democratici sudisti.

La segregazione razziale istituzionalizzata terminò come pratica ufficiale grazie all’impegno degli attivisti per i diritti civili come Clarence Mitchell, Rosa Parks e Martin Luther King, operante durante il periodo fra la fine della Seconda guerra mondiale fino all’approvazione del Voting Rights Act e del Civil Rights Act del 1964 sostenuta dal presidente Lyndon Johnson. Molti dei loro sforzi si concretizzarono in atti di disobbedienza civile non violenti volti a ostacolare l’applicazione di regolamenti e leggi di segregazione razziale, come il rifiuto di cedere ad un bianco un posto a sedere su un autobus nella parte riservata ai neri (Rosa Parks) o sit-in di fronte a ristoranti riservati ai bianchi. Dal 1967, con il caso del matrimonio tra la donna di colore Mildred Loving e il bianco Richard Perry Loving, che fu permesso con una sentenza della Corte Suprema, si poterono eliminare in ogni stato le leggi contro i matrimoni misti.

questa è una mia poesia dedicata a Rosa Parks

l’autobus di Rosa

io sono vita al di là delle parole
oltre i vicoli del tuo odio
e mi sento figlia della stessa madre
fiore dello stesso prato
sterminata e forte nel campo di girasoli
seduta e senza ombra

guardo il bianco del tuo volto
quello della sedia che pretendi
di legno squallido come il vetro che unge gli occhi

stringo invece i colori dell’amore
quelli che hanno sempre il posto
come le mani pronte a toccare il cielo
sicure come il battito
al ritmo di un mondo senza fermata

immagino l’impronta del futuro
riempire l’alba in attesa
e non basterà un autobus a dividerci
se lasceremo in piedi il dolore!

Tra i movimenti segregazionisti più crudeli e violenti il Ku Klux Klan è quello che più di tutti ha cavalcato l’onda intollerante e razzista, sostenitore della superiorità della razza ha commesso in nome essa omicidi, stupri, violenze di ogni genere. Fu creato a Pulaski nel Tennessee negli USA, dopo la guerra di secessione statunitense, il 24 dicembre 1865 da reduci dell’esercito della Confederazione. La confraternita puntava a diversi obiettivi, avrebbe cercato di aiutare le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, ma si sarebbe anche opposta all’estensione del diritto di voto ai neri e ad altre azioni introdotte dal governo federale volte all’attenuazione della segregazione razziale. Non appena il controllo degli stati ex-confederati venne lasciato dai federali, i bianchi ristabilirono il loro potere e con esso le leggi segregazioniste. Nel 1871 il presidente degli Stati Uniti Ulysses S. Grant mise quella che lui riteneva la pietra tombale sul Klan firmando fra il 1870 e il 1871 prima il Klan Act e poi l’Enforcement Act. Il Klan divenne a questo punto un gruppo terroristico illegale e fu autorizzato l’uso della forza per sopprimere le attività della confraternita. Questi sforzi furono coronati da successo, tanto che il Klan fu eliminato nello Stato della Carolina del Sud e decimato nel resto degli USA. Il documento di Grant fu dichiarato incostituzionale nel 1882 anche se oramai poco rimaneva a quel punto del Klan. Dopo la seconda guerra mondiale molte organizzazioni hanno utilizzato il nome del Ku Klux Klan per opporsi al Movimento per i diritti civili (Civil rights movement) negli anni sessanta. Sono questi i Klan ancora attivi, sebbene la società americana sia più aperta verso l’integrazione e i Klan siano molto più chiusi in loro stessi e frazionati.

Entro il 1968 tutte le forme di segregazione erano state dichiarate incostituzionali dalla Corte Suprema ed entro il 1970, il sostegno per la segregazione legale si era dissolto. La discriminazione razziale divenne illegale nelle scuole, sul lavoro, nell’esercito e nella pubblica amministrazione. Bagni, fontane e scuole separate sparirono e il movimento per i diritti civili ebbe il sostegno dell’opinione pubblica.

Da allora, gli afro-americani hanno avuto un ruolo significativo come sindaci, governatori e magistrati sia negli stati del Sud sia in quelli del Nord e a livello nazionale come membri della Corte Suprema, della Camera dei Rappresentanti e del Senato e al governo.

Non tutte le leggi razziali sono state abrogate, sebbene i pronunciamenti della Corte Suprema le abbiano rese prive di vigore e di applicazione illegale. Ad esempio, la costituzione dell’Alabama prevede ancora che siano istituite scuole separate per bambini bianchi e di colore e che a nessun bambino sia permesso di frequentare la scuola dell’altra razza. Una proposta di abrogare l’articolo relativo fu sconfitta di misura nel 2004.

  • per chi volesse approfondire l’argomento consiglio di vedere i film Amistad, Glory, The Help che secondo me “spiegano” in maniera assolutamente struggente le tre fasi della tragedia degli schiavi africani : la tratta, la guerra civile americana, la segregazione razziale.
  • pagina redatta con notizie e immagini tratte e adattate dal web in particolare da wikipedia.it, treccani.it e corroborata da alcune note personali. 
  • anche le immagini utilizzate sono state rinvenute su internet utilizzando il motore di ricerca di Google immagini e pertanto considerate pubbliche. Se i proprietari degli scatti dovessero ritenere che sono state pubblicate in violazione al copyright basta scrivermi e provvederò immediatamente a rimuoverle. 

 

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