la città in conclusione di strade

la città in conclusione di strade
ricorda spesso obiettivi irraggiungibili
come il vantaggio di certi gradini
prima della salita

ed è facile sentirsi soli con un po’ d’abitudine
quando le insegne dei marciapiedi
tifano per un altro bicchiere

del resto il bar numera scarti e bottiglie
e non teme eccessive fermate
tanto domani sarà ancora soluzione

e non sarà la sosta del bancone
a disporre del movimento
ma il fumo al neon col suo viaggio

che poi a raccontare storie basta la voglia
in fondo vedere
è sempre stato un gioco per gli occhi

le mani di vetro invece s’imbattono
sempre in un altro giro
e di solito i confini si misurano con l’alcol

intanto fuori il buio non ha altri impegni
a disfarsi dei volti sarà una porta
e un paio d’inneschi per chissà quale appuntamento

/ai tavoli alcune promesse di birra
raccontano di vecchi fantasmi
e di quella volta che Ester sorrise

Annunci

18 pensieri su “la città in conclusione di strade

  1. Beh… almeno Ester quella volta ha sorriso.
    Bellissima questa poesia, impregnata di solitudine e di riscatto nello stesso tempo, perché i loghi dove un rifugio diventa voglia di confrontarsi o di sfogarsi, a loro modo, lasciano spazio a ogni fantasia e a ogni piccola fuga… a ogni giro nonostante l’alcol…
    Porca miseria, questa tua lirica non potevo non commentarla 🙂 😀

    Mi piace

    1. beh a parlare di alcol, non potevi non commentarla 😉 !
      Spesso mi capita, anche per lavoro, di farmi un giro per la città e in quei posti in cui l’emarginazione la fa da padrone e allora mi riesce difficile non provare a mettere su un po’ inchiostro, conscio che è ben poca cosa rispetto alla solitudine e alla disperazione che purtroppo mi e ci circonda!
      Grazie

      Mi piace

  2. Sai sempre meravigliosamente parlare di solitudini, aiutato da quel vedere , (già te l’ho detto una volta mi pare) in bianco e nero che fa tanto atmosfera. Sei davvero in gamba mio caro Sarino. Sai emozionare anche con un linguaggio del tutto originale. Ti abbraccio forte. Isabella

    Mi piace

  3. Trovo che il tuo modo di scrivere assomigli molto ai testi di De Gregori, i tuoi versi hanno la capacità di sorprendere e non è mai facile interpretarli, forse per questo affascinano, perché sconvolgono gli schemi usuali
    “ai tavoli alcune promesse di birra
    raccontano di vecchi fantasmi
    e di quella volta che Ester sorrise”
    Credo che , alla fine, sia questo ritratto femminile ad essere la traccia principale del brano, veramente interessante.
    Cordialmente!

    Liked by 2 people

    1. hai letto bene Laura, come al solito!
      Ester sapeva sorridere : alla luce del volto ha sostituito il nero dell’alcol.
      Paragonarmi a Francesco De Gregori che reputo, insieme a Fabrizio De André e Ivan Graziani, un un poeta prima che cantautore, mi onora oltremodo 🙂
      Sono stati, ma lo sono tuttora, dei punti di riferimento per capacità artistica, culturale, emozionale.
      Grazie

      Liked by 1 persona

  4. Quanta rassegnazione c’è in questa pagina. Quanta verità. 😦
    Io, quelle che tu chiami “mani di vetro” le definisco “infermiere di vetro”, curano con farmaci placebo.
    Tempo fa, avevo scritto una “nn poesia” (così chiamo ciò che scrivo) a questo proposito. Se mi decido la posto.

    Liked by 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...