pirati, corsari e lettere di corsa

“Signori capitani. Pace o guerra non possono mutare la nostra sorte nel caso che gli spagnoli ci battano.  Ma se noi prenderemo Panama, saremo ricchi da scoppiare e famosi in tutto il mondo, e nessuno potrà mai minacciare di impiccarci.  Volete sapere il perchè? Ebbene, Granada venne conquistata da John Davis prima che noi l’assaltassimo; l’ammiraglio Drake prese Portobello prima di noi e l’Olonese commise ogni sorta di vigliaccherie a Maracaibo prima che quei cittadini ci accogliessero come ospiti di riguardo e ci pagassero perchè ce ne andassimo.  Ma Panama, signori, Panama è una città vergine.  Nessuno di noi, vecchio o giovane, ci è mai stato, neppure da prigioniero.  E Panama è la più ricca, la più bella, la più splendida città dei domini spagnoli, è il giardino della Nuova Spagna.  Se riusciremo a conquistarla dimostreremo di essere il più potente esercito delle Americhe.  Nessuno oserà contrastarci più il passo, diventeremo i padroni di due continenti.  E Panama, signori, è soltanto a tre giorni di marcia da qui.” “Morgan queste sono storie! Perchè non ci dai da mangiare? Perchè non sai darci che belle parole?” “Anche questo posso darti!” (fece fuoco a bruciapelo con le sue pistole) “Lasceremo a Cruces i malati più gravi sotto scorta e proseguiremo domani mattina all’alba. Se qualcuno non ubbidisce subito ai vostri ordini, uccidetelo.” – Henry Morgan

La pirateria si può definire la forma marittima del brigantaggio che al pari di questo fu avvertita come un fenomeno molto grave, da combattere anche utilizzando forze straordinarie. Nel corso del tempo le categorie dei pirati si andarono differenziando e ciò portò alla creazione di termini diversi: corsari, bucanieri, filibustieri.

Corsari

Il corsaro era una persona al servizio di un governo, cui cedeva parte degli utili, ottenendo in cambio lo status di combattente (lettera di corsa) e la bandiera (il che lo autorizzava a rapinare solo navi mercantili nemiche e ad uccidere persone, ma solo in combattimento). Una nave privata, armata e dotata di capitano ed equipaggio, che operasse con una lettera di corsa (talvolta intestata all’armatore, che restava a terra), era chiamata una nave corsara. Circa gli uomini coinvolti, alcuni studiosi li hanno espressamente definiti “mercenari di marina”. Un corsaro agisce al di fuori delle regole, ma non solo per il proprio interesse, in quanto opera per conto di chi rappresenta un’autorità e quindi con una legittimazione da parte di una autorità sovrana (differentemente dal pirata). Il culmine dell’attività oceanica dei corsari fu proprio raggiunto durante il regno della regina inglese Elisabetta I, nella seconda metà del Cinquecento. Francis Drake, Walter Raleigh, John Hawkins condussero con grande efficacia la guerra corsara contro gli Spagnoli per conto della sovrana, che aveva parte nella divisione del bottino. Le flotte corsare furono attive per tutto l’Oceano Atlantico e specialmente nel Mar delle Antille, da cui controllavano le rotte dei convogli nemici. I corsari erano dunque una particolarissima specie di soldati, non solo semplici ladri. Per meglio dire, erano l’uno e l’altro. I corsari, se catturati, erano considerati come un prigioniero di guerra, soggiacendo alle norme previste dal diritto bellico marittimo, mentre i pirati catturati venivano sommariamente giustiziati.

Bucanieri

In origine i bucanieri erano dei semplici cacciatori dell’isola di Hispaniola e quando gli Spagnoli distrussero i loro insediamenti, si dettero alla pirateria in mare e presero il nome dal francese boucan, uno spiedo da loro usato per arrostire la carne. Nel 1603 il re inglese Giacomo I, per porre fine ai saccheggi nei Caraibi, ritirò tutte le lettere di corsa, così i bucanieri si unirono in bande senza legge e, sostituendo i corsari, cominciarono ad attaccare prima piccole navi spagnole per poi cercare prede sempre più grosse. Per difendersi, fondarono la “fratellanza della costa” e alcuni di loro si trasferirono all’isola di Tortuga, da dove potevano attaccare più facilmente le navi spagnole. Uno dei più famosi bucanieri del tempo fu Henry Morgan, che nel 1671 conquistò Panama, la più ricca e protetta città del Nuovo Mondo. Nel 1674 il re inglese Charles II lo nominò “Sir” e vicegovernatore della Giamaica, dove divenne proprietario terriero.

Filibustieri

La filibusta era un’associazione di corsari e pirati (detti filibustieri), venuti dalla Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, che operava nel Golfo del Messico intorno al 1700, noti per i loro attacchi alle coste e ai possedimenti spagnoli. La parola filibustiere è collegata al francese flibustier, all’inglese filibuster, e allo spagnolo filibustero. Il nome deriva dai bucanieri inglesi che venivano chiamati freebooters, cioè “saccheggiatori”, nome derivato dall’olandese vrijbuiter e composto a sua volta da “free” cioè libero e “booty” che significa “bottino” cioè «colui che fa liberamente bottino» (saccheggiatore).

PIRATERIA “MODERNA” 

La pirateria moderna inizia nel XVI secolo, nel Mar delle Antille, quando inglesi, francesi e olandesi volevano ridurre il predominio assoluto degli spagnoli nelle Americhe e sull’Atlantico, per cui finanziavano vascelli corsari che saccheggiassero i loro mercantili. I corsari francesi furono i primi ad attaccare e depredare i galeoni spagnoli quando, nel 1522, il navigatore Giovanni Da Verrazzano, due anni prima della scoperta della baia di New York, riuscì a catturare tre navi spagnole cariche di tesori.

Tra i più famosi corsari del tempo troviamo alcuni personaggi che, nell’immaginario collettivo, rappresentano vere e proprie leggende :

Jean David Nau, soprannominato l’Olonese

Fu un pirata nonché criminale e bucaniere francese, uno dei più noti della storia, non solo per via dei suoi successi, ma anche per la sua propensione alla tortura ed uccisione delle sue vittime, che spesso faceva a pezzi personalmente con il suo coltellaccio, anche qualora avesse loro precedentemente promesso, in cambio della resa, la salvezza della vita. La sua impresa più famosa rimane senza dubbio il saccheggio delle città di Maracaibo e Gibraltar in Venezuela, allora noto come Vicereame della Nuova Granada, avvenuto nel 1666. Nello stesso anno tornò sull’isola di Tortuga, dove, assieme a un altro bucaniere, Michele le Basque (“il Basco”), costituì una piccola armata composta da 8 navi e 650 uomini. In breve tempo i due compirono incredibili imprese piratesche, eleggendo a loro territorio di caccia il golfo del Venezuela: la più nota fu senza dubbio la cattura del porto di Maracaibo, dove, dopo aver commesso saccheggi e atrocità di ogni tipo, si fecero versare un’enorme quantità di tesori (oro, gioielli, verghe d’argento, cacao, tessuti preziosi) dal governatore locale, come riscatto. Proseguì la sua impresa con la città vicina di Gibraltar sulla costa sud del Lago di Maracaibo. Nonostante il pagamento di 20.000 pesos e di 500 mucche decise di saccheggiare ugualmente la città ottenendo così 260.000 pesetas, gemme, seta e schiavi. Venne sorpreso da una tempesta che fracassò sugli scogli di Pearl-Key l’unica nave rimasta; con i resti costruì una zattera e risalì il fiume San Juan dove però si scontrò con le tribù indigene e il suo equipaggio venne definitivamente sconfitto. L’Olonese morì sulle coste del golfo di Uraba, dove venne catturato da un gruppo di cannibali che lo divorarono assieme ai pochi uomini rimasti a lui fedeli.

Francis Drake

Sir Francis Drake (Tavistock, 13 luglio 1540 – Portobelo, 28 gennaio 1596) è stato un corsaro, navigatore e politico inglese. Fu il primo inglese a circumnavigare il globo, dal 1577 al 1580, e fu insignito del titolo di cavaliere al suo ritorno dalla regina Elisabetta I. Fu il comandante in seconda della flotta inglese che sconfisse l’Invincibile Armata nel 1588. In seguito all’attacco di Cadice e le sue imprese nel Mar dei Caraibi spagnolo, Drake si guadagnò il soprannome di El Draque (“Il dragone”), che è la diretta traduzione del suo cognome. Nel 1577 Drake ricevette dalla regina Elisabetta il compito d’intraprendere una spedizione contro la Spagna lungo le coste americane del Pacifico. Egli fece vela da Plymouth, in Inghilterra, in dicembre, a bordo del Pelican, con quattro altre navi e più di 150 uomini. Il carico di spezie e tesori catturati agli spagnoli dimostrarono sia la ricchezza che la vulnerabilità dell’Impero spagnolo. La regina ebbe diritto alla metà del carico e il valore di quella metà era superiore alle entrate della corona di un intero anno. La regina ordinò che tutti i resoconti scritti del viaggio di Drake fossero tenuti segreti, ai suoi partecipanti fu fatto giurare il silenzio a prezzo della vita; il suo scopo era tenere le attività di Drake lontano dagli occhi della rivale Spagna. Drake successivamente intraprese una lunga e disastrosa campagna contro le colonie spagnole in America, subendo numerose e continue sconfitte, ultima delle quali l’attacco a Porto Rico, durante il quale un colpo di cannone sparato dalla fortezza di San Felipe del Morro raggiunse il ponte della sua nave, ma Drake riuscì miracolosamente a sopravvivere. A metà del gennaio 1596, morì di dissenteria a quasi 56 anni mentre era ancorato nella baia di Portobello dove venne seppellito in mare, in una bara di piombo. Nel suo testamento prescrisse di lasciare buona parte del proprio patrimonio personale alla povera gente della cittadina di Plymouth.

Henry Morgan

Sir Henry Morgan (Llanrumney, 1635 – Port Royal, 25 agosto 1688) è stato un pirata, corsaro e politico britannico. All’apice della carriera fu nominato governatore della Giamaica. Nel 1659 divenne bucaniere, compiendo il primo saccheggio a Santiago de los Caballeros (Repubblica Dominicana), e partecipò a varie spedizioni nelle Antille contro gli Spagnoli. Cinque anni dopo ricevette la lettera di corsa nell’isola di Giamaica e il governatore Thomas Modyford gli affidò varie missioni ancora contro gli Spagnoli: nel 1668 saccheggiò Puerto Principe (Cuba) e Portobello (Panamá) e un anno dopo Cartagena e Maracaibo. I saccheggi proseguirono anche nel 1670 tra Panamá e la “Isola de Providencia e Santa Catalina” (Colombia), conquistata nonostante la “guerra di corsa” fosse stata dichiarata illegale dal Trattato di Madrid del 1526. Una base per le azioni contro le coste della Nuova Granada e il Venezuela si trovava nella Isla La Tortuga. Nel 1670 Morgan ebbe il comando della flotta militare della Giamaica, ma nel 1671, a pace conclusa, venne arrestato e condotto a Londra: l’arresto fu quasi sicuramente un’esigenza diplomatica, perché l’anno dopo fu liberato per intervento di Carlo II e nominato vicegovernatore della Giamaica. Nel 1675 Morgan iniziò a combattere la pirateria, procedendo alla cattura di molti dei suoi ex compagni. Queste operazioni gli consentirono di arricchirsi e divenire potente, fino ad essere nominato nel 1680 governatore della Giamaica e stabilirsi in quello che fu il suo quartier generale di sempre: la base di Port Royal. La sua carriera politica però durò poco: nel 1683 venne escluso dal Consiglio della Colonia e sospeso da ogni funzione. Morì per cirrosi epatica a Port Royal alle ore 11 del 25 agosto 1688 e venne sepolto nel cimitero di Palisadoes con funerali grandiosi. Pochi anni dopo la morte di Morgan, il cimitero di Palisadoes fu sommerso da un violento uragano e ancora oggi si trova sul fondo del mare.

William Kidd

William Kidd (Greenock, 22 gennaio 1645 – Londra, 23 maggio 1701) è stato un pirata scozzese. Uno dei più celebri corsari di sempre, incaricato inizialmente di combattere contro i pirati, si unì in seguito alla pirateria, ma finì per essere catturato e giustiziato. Dapprima trovò occupazione come corsaro a New York e nelle Indie Occidentali. In seguito venne richiamato per servire l’Inghilterra; gli venne data una nave: l'”Adventure Galley” che venne potenziata con 34 cannoni ed ebbe un equipaggio complessivo di 80 uomini. Kidd fu incaricato di catturare tutte le navi francesi e pirate che navigavano a largo delle coste del Madagascar. Kidd pensò di aumentare il numero di uomini a bordo e quindi assunse una banda di marinai specializzati a New York e solo allora salpò. Arrivati in Madagascar, parte dell’equipaggio si ammutinò e passò dalla parte dei pirati. Il resto degli uomini era sull’orlo della rottura. Gli dissero di attaccare qualunque nave ma Kidd rifiutò ed allora l’equipaggio si ammutinò. Kidd si fece convincere e pensò di assaltare i mercanti di Quedagh e depredò un’enorme quantità d’oro, pari a 400 tonnellate. Uno dei mercantili depredati era già pronto per la battaglia, ma Kidd riuscì comunque a derubarlo. Accumulò così il più grande tesoro pirata di tutti i tempi. Kidd pensava di poter ingannare gli inglesi facendogli pensare che tutto l’oro derivasse dalle navi francesi e pirata. Ma gli inglesi vennero a sapere che la maggior parte dell’oro apparteneva alla potente Compagnia delle Indie inglese. Nel 1699 seppellì il suo tesoro sotto Gardiners Island. Quando arrivò a New York, Kidd, venne condannato a morte. Fu condotto a Londra, dove lo attendeva una folla di persone e l’impiccagione. Dopo l’esecuzione il suo corpo venne immerso nel catrame e appeso per due anni con catene a una sponda del fiume Tamigi come avvertimento per i potenziali, futuri pirati.

Edward Teach Commonly Call'd Black Beard (bw).jpgEdward Teach, meglio noto come Barbanera

Edward Teach (Bristol, 1679 circa – Ocracoke, 22 novembre 1718), fu un celebre pirata britannico, che ebbe il controllo del Mar dei Caraibi per un breve periodo fra il 1716 e il 1718, durante la cosiddetta età d’oro della pirateria. Intorno alla sua figura sono sorte diverse leggende, tanto che ancora oggi è difficile ricostruirne la vera storia. Fatto sta che con il passare dei decenni Blackbeard è diventato l’immagine del pirata per eccellenza. Le poche notizie storiche che si hanno su Barbanera sono frammentarie e spesso discordanti. A cominciare dal cognome del pirata, che poteva essere Thatch, Tirsh, Dirmmon o Drummond a seconda delle fonti. Barbanera divenne ufficialmente un pirata sulle navi corsare giamaicane. Nel Mar dei Caraibi nacque la sua leggenda, grazie alle numerose e ardite imprese di cui fu protagonista che iscrissero indelebilmente il suo nome nel grande libro della storia dei pirati: non si limitava ad arrembare le navi mercantili di passaggio ma assaltava e teneva sotto scacco intere regioni. Celebre fu l’assedio del porto di Charleston: in quella circostanza Teach riuscì perfino a catturare un amministratore della città e lo tenne in ostaggio insieme al figlioletto di quattro anni. Barbanera è diventato una leggenda anche per un altro motivo: si costruì la fama di essere il pirata più feroce che si potesse avere la sventura di incontrare nelle acque dei Caraibi. È lui il “pirata cattivo” per eccellenza. I suoi metodi terrorizzavano non solo i naviganti ma il suo stesso equipaggio. Tra le varie storie che circolano sulla sua persona, sembra che Barbanera bevesse il rum mischiato con la polvere da sparo. Il flagello del Mar dei Caraibi trovò la fine esattamente dove aveva vissuto la sua intera vita: sul ponte di una nave. Nell’insenatura di Ocracoke, il tenente di vascello della Marina inglese Maynard riuscì a raggiungere Barbanera il 21 novembre del 1718. La battaglia fu sanguinosa. Il pirata Edward Teach cadde in quella circostanza. Ma non prima di aver subito 25 ferite, cinque delle quali da arma da fuoco.

REGOLE E TATTICHE DI COMBATTIMENTO

Le regole per la ciurma erano poche e molto chiare:

  • Ognuno ha il diritto di voto, a provviste fresche e alla razione di liquore
  • Nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro
  • Le candele devono essere spente alle otto
  • Tenere sempre le proprie armi pronte e pulite
  • Ognuno deve lavare la propria biancheria
  • Donne e fanciulle non possono salire a bordo
  • Chi diserta in battaglia viene punito con la morte o con l’abbandono in mare aperto.

I pirati prendevano le loro decisioni in maniera collettiva. Non esisteva un leader assoluto; il comandante veniva eletto da tutta la ciurma riunita (dall’ultimo mozzo al timoniere) per effettuare le scelte relative alla conduzione della nave. Il bottino veniva diviso in quote uguali assegnando in certi casi due quote al comandante e una e mezzo al capitano.

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Il capitano veniva eletto dall’equipaggio e non godeva del potere assoluto, anzi gli veniva affiancato un quartermaster che ne conteneva l’autorità, svolgendo le mansioni di tribuno, mediatore, tesoriere e custode dell’armonia a bordo. La massima autorità era nelle mani del consiglio generale che riuniva tutto l’equipaggio, fino all’ultimo mozzo, e aveva l’ultima parola su qualunque questione. E, prima di ogni spedizione, venivano stabiliti accordi scritti che regolavano la distribuzione dell’autorità, del bottino, del cibo e delle altre risorse, e le norme di disciplina. Alcuni pirati liberarono gli schiavi neri ad Hairi, a partire dal 1600, per averli come marinai.

Ogni comandante aveva un proprio regolamento che modificava in alcuni punti quello base. I pirati, commettendo attività illecite, si riunivano in basi. La base dei pirati più famosa fu un’isola a forma di tartaruga detta appunto la Tortuga, che si trova nei pressi dell’isola di Hispaniola.

La tattica del combattimento in mare aperto era basata sull’avvistamento (il primo che vedeva la nave aveva diritto a un premio); l’equipaggio afferrava le armi e correva al proprio posto; a prua si portavano i pirati armati di moschetto; altri si coricavano sul ponte per non farsi scorgere; tenevano il coltello fra i denti e la pistola nella mano destra, la sinistra era libera per l’arrembaggio. Intanto il timoniere portava a tutta velocità la nave sulla scia dell’altra; in questo modo le presentava sempre la prua e offriva uno stretto bersaglio in caso che sparasse. Accostatisi alla preda, i pirati agganciavano, servendosi di grappini d’arrembaggio, il proprio vascello alla nave nemica; al comando del capitano la ciurma si arrampicava e balzava sul ponte nemico; solitamente l’equipaggio si arrendeva e i pirati facevano razzia di tutto ciò che trovavano di prezioso.

MITI E LEGGENDE

Mappa del tesoro 

Una mappa del tesoro è una variante di una mappa per contrassegnare la posizione del tesoro nascosto, una miniera perduta, un segreto prezioso o una posizione nascosta. Più comuni nella finzione che nella realtà, le mappe del tesoro pirata sono spesso raffigurate in opere di narrativa come disegnati a mano e contenenti indizi nascosti da seguire per trovare i tesori.

 

Caccia al tesoro Secondo la concezione popolare, i pirati spesso seppellivano le loro fortune rubate in luoghi remoti, con l’intenzione di tornare in un secondo momento a dissotterrarli, spesso mediante l’uso di mappe del tesoro. Nella narrativa inglese esistono tre storie ben note che hanno contribuito a diffondere il mito del tesoro sepolto dei pirati: Lo scarabeo d’oro di Edgar Allan Poe, Wolfert Webber di Washington Irving e L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson. Benché i tesori dei pirati siano un tema letterario ricorrente, esistono pochissimi casi documentati di tesori di pirati realmente sepolti e nessun caso documentato di mappe del tesoro disegnate da pirati. Un caso documentato di un tesoro sepolto riguarda Francis Drake, che seppellì l’oro spagnolo dopo l’assalto a Nombre de Dios, per poi tornare a recuperarlo. Il pirata che più di ogni altro fu responsabile delle leggende sui tesori dei pirati fu il capitano Kidd. La storia che lo riguarda narra che il capitano assaltò i mercanti di Quedagh, nei pressi di Long Island, New York, e depredò un’enorme quantità d’oro, pari a 400 tonnellate. Accumulò così il più grande tesoro pirata di tutti i tempi. Nonostante gran parte del tesoro di Kidd fosse stato recuperato da varie persone che ne avevano preso possesso prima dell’arresto, il caso scatenò grande interesse pubblico, accrescendo l’idea che una vasta fortuna fosse ancora nascosta. Nel corso degli anni molte persone hanno cercato di trovare i resti del presunto tesoro Kidd sull’isola di Gardiners e altrove, ma nulla è mai stato trovato.

 

Davy Jones Nelle leggende dei marinai, Davy Jones è un essere immaginario, un diavolo del mare, associato alla morte per annegamento negli abissi marini. Ci si riferisce al suo nome soprattutto attraverso l’espressione Davy Jones’ locker, “lo scrigno di Davy Jones”, un eufemismo per “il fondo del mare”, inteso come luogo in cui riposano i marinai annegati. Le origini del nome non sono note. Tobias Smollett descrive l’uso del nome di Jones presso i marinai della sua epoca: «Questo stesso Davy Jones, secondo i marinai, è il demone che presiede su tutti gli spiriti maligni delle profondità, e appare in numerose forme, appollaiato sulle navi alla vigilia di uragani, naufragi e altri disastri a cui la vita del mare è esposta, avvertendo i devoti sventurati della morte e del disastro che si avvicinano.» Un pirata di nome David Jones esistette realmente negli anni 1630, ed era attivo nell’Oceano Indiano, ma la maggior parte degli studiosi ritiene improbabile che fosse così famoso da dare vita a una leggenda diffusa in gran parte del mondo. Un gestore di pub inglese con questo nome viene citato nella canzone Jones’s Ale is Newe (1594) e potrebbe essere associato alla leggenda di un gestore di pub che imprigionava i marinai ubriachi e poi li vendeva alle navi di passaggio. Correlato potrebbe essere anche Duffer Jones, un leggendario marinaio miope che spesso si trovava a cadere fuori bordo.

Il Kraken Nel tardo Settecento iniziò a svilupparsi il mito del kraken come creatura aggressiva. Alcune varianti del mito prevedevano che il kraken affondasse le navi degli uomini corrotti (per esempio dei pirati), risparmiando quelle dei giusti. Sempre in questo periodo l’immagine del kraken venne a coincidere in modo sempre più netto con quella di una piovra gigante, perdendo altre caratterizzazioni menzionate da alcune fonti più antiche (come la forma di granchio o certi altri elementi che potevano accomunare il kraken alle balene). Secondo alcuni studiosi, questa evoluzione del mito potrebbe essere legata agli avvistamenti di reali calamari giganti.

L’olandese Volante  Secondo il folclore nord-europeo, l’olandese volante è una nave fantasma che solca i mari in eterno senza una meta precisa e che un destino avverso impedisce di tornare a casa. Viene spesso avvistata da lontano, avvolta in una nebbia o emanante una luce spettrale. I marinai della nave sono fantasmi, che tentano a volte di comunicare con le persone sulla terraferma. Varie versioni descrivono la causa di questo destino avverso. Secondo una di queste, il capitano avrebbe giurato, nel mezzo di una tempesta, di voler comunque superare il Capo di Buona Speranza, anche navigando in eterno, se necessario. Altre parlano di un crimine orribile commesso a bordo, o di marinai infettati dalla peste e quindi esclusi dall’attracco in qualsiasi porto. La versione più comune narra che, in una notte di tempesta, il capitano dell’Olandese Volante commise un atto blasfemo insultando Dio e sfidandolo ad affondare la nave. Per questo sacrilegio, il Signore tramutò lui e tutto il suo equipaggio in fantasmi e lo condannò a navigare in eterno senza mai poter tornare a casa.

Pirati fantasma Probabilmente ce n’è uno per ogni tesoro sepolto, o per ogni promessa fatta al Demonio da qualche capitano in preda ai fumi dell’alcol. Oltre all’Olandese Volante girano ancora oggi voci sugli spettri dei pirati che fanno la guardia al tesoro dell’Isola della Quercia, nella Nuova Scozia. Da duecento anni i ricercatori tentano con ogni mezzo di scoprire il segreto del nascondiglio, progettato in modo che, non appena gli scavi arrivino a una certa profondità, l’acqua del mare — scorrendo attraverso dei canali comunicanti — allaghi tutto. Gli abitanti dell’isola, di tanto in tanto, vedono comparire in prossimità del pozzo delle strane luci, che svaniscono non appena qualcuno si avvicina. Alcune leggende su fantasmi che sorvegliano tesori nacquero probabilmente dal fatto che i pirati, durante la sepoltura dei forzieri, uccidevano spesso un uomo (di solito uno schiavo), cosicché riuscissero a individuare, una volta tornati, lo scheletro che indicasse il punto esatto dove scavare.

Incantesimi e demoni del mare Antichi documenti raccontano di come fosse convinzione dei coloni spagnoli delle Americhe che i pirati della Giamaica e di Tortuga avessero, su corpi di uomini, teste di cani o di scimmia. Erano i frati spagnoli a spargere in giro questa voce, per tenere i fedeli lontani dalla dissolutezza e dagli “istinti mostruosi”. La fama di eretici dei pirati era molto spesso dovuta dal fatto che, una volta entrati in una città, uno dei loro primi obiettivi era la chiesa, dove si potevano trovare molti oggetti d’oro e d’argento, quali candelieri, calici, crocifissi, altari. I filibustieri, soprattutto quelli inglesi, non si facevano molti scrupoli a mandare in frantumi statue e altri oggetti sacri per puro divertimento. La reputazione di demoni del mare, ovviamente, non faceva che giovare alla pirateria e non erano infrequenti gli scontri navali dove i soldati spagnoli preferivano buttarsi in mare.

Bucanieri scomparsi nel nulla Rock BrasilianoNel 1686, disobbedendo agli ordini del Governatore della Tortuga De Coussy, il pirata Grammont depredò la città di Campeche. Ciononostante, nell’ottobre dello stesso anno venne nominato ammiraglio. Salpò da Basseterre, la città della Tortuga, con 200 uomini, per una destinazione ignota, e non fece mai più ritorno. Anche altri bucanieri dell’isola a forma di tartaruga, a un certo punto della loro carriera, scomparvero in circostanze misteriose: Bartolomew Portuguese nel 1666, Montbars ‘Lo sterminatore’ e Rock detto Brasiliano (era olandese) intorno al 1640.

1692: l’ira di Huracan e del reverendo ammazzapirati A voler dar retta ad una leggenda indiana, a provocare il terribile maremoto che nel 1692 distrusse la grande città inglese/pirata di Port Royal sarebbe stato un antico dio caraibico, stanco della dissolutezza e dell’avidità degli europei. Così, mentre molto più a nord, in una cittadina del New England chiamata Salem, il reverendo Cotton Mather, fino ad allora famoso per aver spedito alla forca molti pirati, condannava al rogo una domestica indiana che aveva provocato delle convulsioni a due bambini, dando ufficialmente inizio a quella che sarebbe rimasta famosa come la caccia alle streghe, il famigerato covo giamaicano veniva travolto e seppellito da ondate alte decine di metri, che distrussero due terzi della città e uccisero migliaia di persone. La violenza del maremoto fu tale che la penisola di Palisadoes, dove sorgeva l’antico cimitero in cui, nel 1688, era stato sepolto il corsaro Henry Morgan, si frantumò e divenne un’isola.

Rhum Storie in cui si narrava di filibustieri troppo ubriachi per governare la nave o per combattere erano frequentissime, nei porti caraibici. Nelle loro crapule i pirati erano inoltre dotati di un incredibile humour nero. Capitò in un’occasione che un gruppo di bucanieri, nel simulare un processo per pirateria, fra le risate generali portarono davvero a termine l’esecuzione di un compagno. Altri bizzarri episodi accadevano nei saccheggi delle chiese: durante un assedio in una città della Tierra Firma (Sud America), pirati inglesi bevvero liquore dalle coppe destinate alle ostie consacrate e usarono il saio di un frate come grembiule da cucina.

Voodoo Si sviluppò fra gli schiavi neri di Hispaniola deportati da spagnoli e pirati nel XVII secolo. Il voudun è una mescolanza di credenze di culti religiosi dell’Africa Occidentale, del Cattolicesimo e del cerimoniale magico dei Grimoires, testi di stregoneria francesi. Molti pirati, probabilmente, seguirono anche questi riti per i loro personali patti con le forze oscure.

Il Jolly Roger  Roger, il Diavolo, per quelli della filibusta. Ecco la semplice interpretazione della famosa bandiera dei pirati. Ma anche una trasposizione di Jolie Rouge, un modo per dire bandiera rossa in francese. E infatti le prime bandiere dei pirati erano rosse, il colore del sangue. Il Jolly Roger, specie dalla fine del XVII secolo in poi, fu l’arma in più nelle mani dei filibustieri, il modo per incutere terrore nel nemico, per indurlo alla resa. La vecchia tattica dell’intimidazione, usata da tutti i teppisti del mondo, a ogni età.

Nella cultura popolare la bandiera dei pirati ha sfondo nero e raffigura un teschio con sotto due ossa incrociate, il simbolo seicentesco della Morte. In realtà i Jolly Roger erano molti. In pratica ogni capitano pirata aveva il suo. Henry Avery usava la bandiera classica, mentre quella di Calico Jack aveva sotto di sé due sciabole, al posto delle ossa. Quella di Black Bart Roberts lo raffigurava in un brindisi con la Morte o, in una versione successiva, a cavallo di due teschi, con le sigle ABH e AMH, ovvero A Barbadian’s Head (Una testa delle Barbados) e A Matrinican’s Head (Una testa della Martinica).

  • pagina redatta con notizie tratte e adattate dal web in particolare da homolaicus.com, wikipedia.it, treccani.it, fantasymagazine.it e corroborata da alcune note personali.
  • anche le immagini utilizzate sono state rinvenute su internet utilizzando il motore di ricerca di Google immagini e pertanto considerate pubbliche. Se i proprietari degli scatti dovessero ritenere che sono state pubblicate in violazione al copyright basta scrivermi e provvederò immediatamente a rimuoverle.
  • tra i tanti film dedicati alle figure dei pirati indubbiamente la saga Pirati dei Caraibi è quella che più ricorda le “mitiche” imprese degli uomini di Tortuga. Protagonista della saga è il pirata Jack Sparrow, interpretato da Johnny Depp. Presenti per tutti i quattro capitoli sono anche il comprimario di Sparrow, Hector Barbossa, con il volto di Geoffrey Rush, e Joshamee Gibbs, interpretato da Kevin McNally. Nei primi tre film della saga sono protagonisti anche Orlando Bloom e Keira Knightley, oltre a Jonathan Pryce e Jack Davenport. Nel quarto capitolo della saga variano alcuni personaggi, ed appaiono il pirata Barbanera (Ian McShane) e Angelica (Penélope Cruz). Nel quinto film, in programmazione nel 2017, figurano tra i nuovi interpreti Javier Bardem nei panni del capitano Salazar, Brenton Thwaites e Kaya Scodelario.

 

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7 pensieri su “pirati, corsari e lettere di corsa

  1. Veramente interessante e ricchissima di notizie, vere o presunte, è questo post incernierato su corsari, bucanieri e filibusta. Veramente ben fatto e costruito.
    Per quanto riguarda L’isola della Quercia – Oak Island – conosco un’altra versione di quello che hai scritto, che concorda con quello che ho letto io. Il famoso pozzo, dove pare si nasconda un grande tesoro, protetto da un sistema molto ingegnoso di canali che ne impediscono l’esplorazione, contiene invece il mitico tesoro dei Templari, che nel 1307 salparono da la Rochelle dirigendosi verso il nuovo mondo. Come vedi le leggende non mancano.

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    1. mi sa che sei l’unica donna a cui non piace Depp 🙂
      a parte questo, le vicissitudini e le avventure di quei rozzi e crudeli (ma oltremodo accattivanti) figuri hanno sempre provocato un certo interesse, sarà per l’aura di mistero che ammanta ogni loro impresa, per quella sorta di magica avventura (che probabilmente tutti noi ci portiamo dentro da sempre), per la brama di sentirsi “liberi” e padroni del proprio destino, sta di fatto che è innegabile la loro presa in termini di “audience” e fascino.
      Ciao

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  2. Ma sei l’Alberto Angela del Web! Bellissima ricostruzione e quante cose ho imparato! L’olandese volante…ne avevo sentito parlare, ma la storia non la conoscevo. Questo articolo andrebbe fatto leggere ai ragazzini, tanto è ben descritto e educativo! Ciao Sari e buona serata…fallo leggere ai bambini, trova il modo!Ciaooo👋👏

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    1. i pirati e le loro storie “maledette” mi hanno sempre affascinato e allora perchè non provare a scriverne un po’ 🙂
      Grazie e buona serata a te

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    1. leggende e miti che mi hanno sempre affascinato, uno spaccato di tempo che ha fatto la “storia” tra avventura e nuovi mondi!
      Ciao

      Mi piace

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