simili alle panchine le strade sono ferme
le auto invece abituate a danneggiare luci
non hanno più capacità di fermata

anche le voci imbrattate di palazzi
si attardano di barriere
solo gli alberi scelgono la pioggia
in rimozione di nuvole

intorno al mondo
pochi colori e le corse dei volti
offesi come le latitudini del parco

inutilmente vere le insegne
affittano un po’ di città
sigarette come arrivi
e marciapiedi frequentati

Maria organizza la sua plastica
quasi fosse domicilio
il carrello in pienezza di giornata,
le ruote logorate

nei capelli un soffio di Iugoslavia
il vento di bora forza dieci
e sandali di buio per arrampicarsi :

/dove un parcheggio è consuetudine
silenzio è morte che vive

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