per non sentirmi a piedi
prenderei i fianchi della carreggiata
attraversando congiunzioni e mete

guarderei oltre se potessi
ma non chiedermi di volare
gli alberi sono a distanza,
lo spazio è un tempo in ginocchio
semiaperto e tollerato

e questa monotonia d’aria
che riassume catene, piazze
e confinamenti
poi ancora figure e distorsioni

in altre fragilità avrei universi
da condividere, teorie di panchine
a limitare il vuoto

e basterebbe una piccola eternità
per non morire di realtà

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