Pensavamo alle lacrime
come a un trascinamento di pioggia,
a qualcosa simile agli uccelli,
distanti nel cielo distante.

Cadere capitavano spesso
con la strada in continua fermata,
del resto alle impronte
che altro mestiere potevamo offrire.

Solo nelle onde
la sospensione si dimostrava fuga.
E poi quel mare non aveva età,
esattamente come noi
sapeva correre.

Sicuri che una manciata d’occhi
bastasse per essere universo
alzammo i volti
e in quel nome trovammo la voce.

Gridammo al cielo le nostre nuvole,
alla terra i passi nascosti,
anche al sogno svegliammo i ricordi.

Poi una certa profondità di spiaggia
ci bagnò e fu carezza la vita.

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