Piove e le mani si chiudono lontano dal giorno
mentre un altro orologio accende cartelli
e sotto casa la sera stenta in silenzio.

Un fermo immagine, Milena lo riempie di parole
(un volto di strada raccontò i suoi giorni
e lei pianse per quell’odore in sosta)
gli occhi in quell’eternità di periferia
sono ancora vittime del tempo.

Al civico numero 6 il mondo
capita come un numero d’autobus,
segna appena il posto :
freddo e allungato dentro un vetro,
di sbieco alla luna e in arrivo alle 23.00.

Più tardi, davanti al frigo, sarà un’altra sigaretta
a spegnere i ricordi, stancamente.
Niente altro che lenzuola.

Fuori l’acqua è ferma di fiori
solo i lampioni sembrano frequentati.

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