Il tempo degli occhi si chiuse
quando iniziammo quello degli alberi :
un fermo immagine di luoghi e finestre
come palpebra nel vetro.

Guardammo oltre, con parole scelte
e capacità discontinue.
Decidemmo per qualcosa di lontano,
anche se al buio il territorio dei lampioni
fu sempre una scommessa.

-pensavamo che l’eternità fosse a misura di passi,
durare in qualcos’altro
non sembrava così complicato-

Venne domani tra binari e valigie,
l’altra posta del moto, con un metro di panchina
a lenta vicissitudine di vista.
Poi ostacoli e alcune ricorrenze
per concepire uno spazio.

Qualche rara evidenza a margine,
un biglietto obbligato.
Eppure a volte fummo giorno,
anche se residuo e centimetro, angolo sparso,
assetato privilegio.

Alla fine scegliemmo il mare in corridoio
e un balcone da perdonare.

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