Vorrei fosse ancora appunto
e specchio il tuo passo,
nota di tempo, foglio e ricalco
per quel volto bambino
che incontrai tra le tue braccia.
E vorrei che, verso meridione, il senso dell’ora
rientrasse al pomeriggio.
Anche col silenzio dei tuoi occhi.

Vorrei scrivere con acqua e sogni
l’impeto della luna per farti marea,
per conoscerti onda al grecale.
Così amerei l’aria di marina,
poi ancora le tue parole,
le sottili linee di fiato, il modo
della macchina nel suggerirti una marcia.

Ora che sosta è l’aria
mi fermo spesso sulle parole mai dette,
sul tenero passo senza vento
della porta. E quando mi parlo di te stringo
il cielo e provo un po’ di passato.

All’avventura della foto
lascerei le scelte di polvere, i contorni incisi a legno,
l’ultimo comodino per dormire.
Ora. Che a distinguere cipressi la mia età
si avvicina alla tua.

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