come la pioggia senza memoria

A salire sugli autobus ci si spinge
come la pioggia senza memoria.
Delle inutili resistenze in salita
un posto dal corpo molle
e due occhi che invece del vetro
avrebbero bisogno di un’immagine.

Intorno i volti si accettano stancamente,
appena qualche parola di finto salotto
e nelle mani il fastidio per non essere soli.

Più in là le porte ballano da sole :
la gomma in difetto costante, ingranaggi annoiati,
qualche finestrino in disuso.
Poi il silenzio tecnologico sfoga tutto il suo mestiere.

Del resto in un dentro
che tutto sommato è uguale a fuori
non si sceglie il compagno :
la ragazza dai riccioli bagnati,
il vecchio che parla da solo,
masticando chilometri e canzoni senza fermata,
le ore a raccontare di quella volta che c’era il sole.

Ma un saluto che non aspettavi,
è lì, sulla porta,
a dire grazie per due minuti di viaggio.

 

*da un viaggio in autobus. Ho avuto la sensazione che il mondo non fosse nemmeno salito, che volesse lasciare -in quel viaggio- i suoi residui, le sue ultime volontà. Ma poi un lampo, un saluto sconosciuto. E ho intravisto una qualche speranza, l’alba di un mondo in attesa. In attesa di essere vissuto. Forse basta poco, un sorriso, un arrivederci, per rendere più vera questa realtà.

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7 pensieri su “come la pioggia senza memoria

  1. Veramente bella e coglie nel segno di una quotidianità senza sbocchi di comunicazione e contatto, che poi, “si redime” per un piccolo saluto. Mi ricorda certi miei momenti disperati, in cui la preziosità di due parole scambiate alla fermata dell’autobus era pari al valore di un’intera vita. Pare impossibile, ma è così! Grazie a tutti gli sconosciuti di quei momenti!

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  2. la stessa sensazione “il fastidio di non essere soli” che si prova in ascensore. Si fissa i bottoni della propria giacca o ci si perde a leggere per la milionesima volta la targhetta con si scritto “peso massimo 700 kg” Per dire delle solite parole sul tempo “Bella giornata, oggi..”

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  3. non sai quanta verità è contenuta in questa poesia. Salire su un autobus vuol dire leggere tutta quella solitudine, quell’inquietudine, che accomuna moltissimi passeggeri. Gli sguardi sui cellulari, quasi a voler dimenticare il mondo che scorre fuori, i tormenti, le angosce di una vita racchiusa nelle fermate di uno sguardo.
    Bravissimo!

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  4. A me piace viaggiare in autobus ( a parte certi affollamenti ) e cercare di scoprire le storie che si nascondono dietro le persone che ci stanno accanto.
    Le strofe della tua poesia ci presentano alcuni di questi personaggi, dapprima in fase malinconica, ma basta ” un saluto sconosciuto” a far emergere in te un sentimento di gratitudine, unico e vero ricettacolo di immortalità concesso agli uomini.
    Trovo che questa poesia sia pervarsa da un dolce lirismo
    Sì, mi piace proprio.
    Un caro saluto..

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