Vennero i numeri
a chiederci mattine e meraviglie,
vennero in picchiata
convinti dal sole a proclamarci fiamma.
Vennero col gioco dei bambini
in un afferrarsi di corsa.

Vennero e noi colpimmo ogni metro di strada
con tutte le sottolineature di ginocchia.
Ogni pomeriggio col carattere degli occhi.
Accordando ai vicoli ogni alba,
cercando ruote per essere bicicletta.

Poi un attimo rimasto divenne eternità,
perché vennero i treni,
finestrini a montagne e bagni in affitto.
Discontinuità e rimesse indolenti a limare ferie.

E come gli uccelli agli alberi
diventammo un tratto di palpebra
che graffia e scompare.

Anche se riempimmo d’amore ogni impronta.

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