Noi che fummo piccole tracce quotidiane
provammo le occasioni di un fuoricampo
con le gambe leste e le disposizioni del gioco.
Inseguimmo il mestiere dei grandi
con la seduzione del tempo.

Del resto furono lievi le prove dell’orologio
sapendo la forza giovane del giorno
come la capacità della piazza sui gelati
o le voglie delle panchine intorno alle ragazze.

Siepi oltremodo per un lancio di stelle
non avemmo paura del temporale,
per destinarci alla corsa scegliemmo l’acqua.
Poi vennero tappe e bagliori
unendo graffiti, ombre versione pastello
e qualche cenno d’età in un po’ di lampioni.

In quel mare celibe toccammo rare eternità
e tra letture distratte fu in un quaderno d’appunti
che scrivemmo del vento.

E durammo come il cielo. Con le impronte
talmente chiare da riconoscerci testimonianza.

 

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