due poesie di Faraj Bayrakdar

Rovine

Dentro ogni cella di prigione
vi è una seconda cella
con una fredda geografia
c’è una storia che brucia.
Sì, dentro ogni prigione
Vi è una seconda prigione
La prima: la presenza di una figura
La seconda: l’assenza di significato.
E dentro ogni cella
Una seconda cella.
La prima è l’immagine sputata
di un tiranno
La seconda….
Tutta la mia tristezza
Tutta
È per te
Io non aggiungo un’altra sillaba
Ho protetto ogni scommessa
Ho ragionato una proposizione perdente
Ho piazzato ogni scommessa
Sulla privazione.

Richiamo

Il tuo richiamo di colomba mi insegue la sera.
Inseguimi allora.
È come il vino della poesia quando mi chiami
e io per causa tua
spingo i cavalli alle lacrime
piego le ali agli uccelli
vado al di là del canto.
Il tuo richiamo è un’altalena
e la distanza uno stretto
uno stretto nell’assenza.
L’albero del cuore basta
se cade la nostra brezza
e cadiamo con lei?
È fatto del nostro sangue l’albero del cuore
o è solo illusione?
Una domanda che mi ossessiona meteora dopo meteora
una rosa due rose
mi dormono sul braccio
e l’alba s’insinua azzurra
perché si bagni la rugiada
perché io la veda.
Per questa domanda gazzella
per quel che ci terrà imprigionati
nella rete della risposta
perché il cielo non si restringa.
Libererò uno stormo di giovani colombe
e aprirò le mie mura al loro domani.
Se mi annegheranno nel richiamo
annegherò
e se mi sveglieranno
lascerò aperta la finestra del sogno
e dormirò.

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2 pensieri su “due poesie di Faraj Bayrakdar

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