Ho amato ogni piccola voglia del tuo sorriso,
ogni semplice maniera,
anche la misura dell’umido
per quegli occhi in distratta attenzione.

E avrei voluto legare quel suono d’arrivo
con l’inchiostro felice per scriverci un libro,
asciugare il rumore dell’acqua
per toccare il tuo volto.

Ma ho incontrato l’età delle parole
addosso alle tue labbra mute.
E il silenzio continuo dell’entrata
fermarsi di gambe come in concessione d’inverno.

Mi rimane il vivere del tuo passo,
uomo a dire tanto, bambino oltre ogni tempo,
figlio dei pomeriggi in cerca d’ombra.

Sapendo di non vivere come avrei voluto,
stretto e mite tra i tuoi modi
e in quelle passeggiate a cadenza di peso.

Mentre ancora oggi mimo quel gesto di porta
che mi veste al respiro.
E solo per ritrovare il perimetro
che mi fu padre.

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