Non esiste luogo che possa distrarre gli occhi
quando a sera conto lacrime.
Intensa come un battito mi avvolge la luna
e nessuna strada lontana mi perde
nel ricercare quella dolce finestra di basilico.

Sarei rimasto attorno al cuore
per assaporare il tuo tempo in salita,
avrei aggiustato ginocchia per farti correre
al di là delle distanze, oltre quel letto
ancorato alla terra come un fiore triste.

Furono le scelte di settembre
a misurare i passi, colme di un ieri indistinto,
issate per un domani d’altezza.
Vennero con le impronte del treno
viaggiando di notte e con itinerari
in cerca d’altra quiete.

E non bastarono le mani a cucire un bacio,
caddero come un gesto, immobili e confinate
su quell’uomo che avanzava in lontananza.

Ma in quel mare di madre avrei costruito ormeggi,
unito le impronte alle mie ombre, amato il tuo volto
per essere almeno contorno o semplice sogno di ciglia.

Così, urlando al cielo tutto il rumore
che non mi legava, provai d’autunno il corso delle foglie.

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