Storie di ordinario e pronto soccorso

Stavano di paura come il pianto ai confini
le sedie dei bambini,
con gli occhi spenti di madre
a pregare figli nei corridoi di cera.

Intorno i camici,
eleganti e tesi tra le penne dei fogli,
onoravano stipendi dalle mani di lattice.

Addosso l’odore marcava l’attesa,
pochi i volti, molte differenze
in sofferta raccolta di facce,
copricapo e barbe lontane
in uno sterile contatto di parole.

La croce sul muro
accampava scuse nella visione d’Ippocrate :
di fronte al vuoto il timore
ebbe il dolo della differenza.

Ma fermo fu l’amore per un grazie di garza
e divenne lingua l’abbraccio
come labbra per tutto il sangue dei chilometri :
una piccola madre in camicie verde
col sorriso delle donne.

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22 pensieri su “Storie di ordinario e pronto soccorso

  1. Solo tu potevi trovare immagini di una tale potenza per farci partecipi di un mondo che, il più delle volte, incute timore se non paura. Sembra di essere lì accanto a te e respirare quell’atmosfera. Verrebbe voglia di prendere tra le nostre mani, le mani di quella piccola fonna dal camice verde. Ti abbraccio insieme a lei.

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    1. da un giorno di ordinaria attesa presso un pronto soccorso!
      Difficile descrivere lo stato d’animo che ti prende quando oltre alla sofferenza vedi una sorta di fatalismo che imperversa, soprattutto in un luogo che non dovrebbe averne. Quando percepisci che l’indifferenza si beffa anche del dolore, soprattutto nei confronti di chi è “diverso”, di un altro paese, di un’altra “razza”. E ti accorgi come sia sgradevole la puzza, non quella di chi ti sta seduto a fianco e non ha alba di come dire -per problemi di lingua- dove gli faccia male, ma di quella dei profumi così sgargianti addosso ad un camice bianco. Ma, fortunatamente, anche quel profumo si ricorda di essere tale assumendo le sembianze di un angelo che, anche indossando lo stesso camice degli altri, sa che la sua è una missione e non conosce differenze : una persona è una persona, punto! Beh, devo dire che mi sono emozionato nel vedere quella piccola donna “diventare” un gigante, quando con un sorriso e una carezza ha “affrontato” le distanze (linguistiche e culturali) con l’amore universale di una madre.
      Ciao e grazie

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  2. versi intessuti di speranza, parole che sbocciano come germogli nel frangersi di un’attesa, nel levarsi di una luce china su mani di lattiche che curano la vita.

    Pregevole e unico il tuo verseggiare, bravissimo!!

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    1. si dovrebbe esserci sempre speranza, anche quando, noi che “facciamo” il mondo, non riusciamo a dare quello che invece dovremmo dare e confermare. Come solidarietà, amore, comunanza.
      Grazie

      Liked by 2 people

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