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Marty Balin è un giovane folksinger in cerca di gloria a San Francisco (tre singoli all’attivo per l’etichetta Challenge) quando, all’inizio del 1965, s’imbatte nel chitarrista Paul Kantner. I due decidono di costituire un complesso, i Jefferson Airplane, che possa offrire loro opportunità di esibizioni nella zona della baia; reclutano così il chitarrista di estrazione blues (e di origini svedesi) Jorma Kaukonen, già accompagnatore di una sconosciuta Janis Joplin, la cantante Signe Toly Anderson, il bassista Bob Harvey e il chitarrista Alexander “Skip” Spence (attivo a San José con gli Other Side) che però Balin ingaggia come batterista, anche se Skip quasi mai aveva suonato la batteria prima di allora. La notorietà del gruppo aumenta rapidamente, tanto che il 13 agosto del 1965 i Jefferson Airplane sono tra i protagonisti dell’inaugurazione del Matrix, uno dei primi importanti locali della San Francisco giovanile, che vede tra gli ideatori lo stesso Balin. Harvey viene presto sostituito dal bassista Jack Casady, compagno di Kaukonen nella precedente avventura con i Triumphs, e nel novembre del ’65 la band è già sotto contratto con la RCA.

Dopo due singoli di modesto riscontro (“It’s No Secret”/ “Runnin’ Round This Table” – febbraio 1966, “Come Up The Years”/ “Blues From An Airplane” – maggio 1966) nel settembre del 1966 viene pubblicato il primo album, Takes Off.

Con Marty Balin che si propone come leader del complesso l’album d’esordio dei Jefferson Airplane illustra in modo chiaro uno stile strumentale mutuato da certo folk rock che fatica un pò troppo a uscire dagli standard dell’epoca, con belle armonie vocali e un moderato, ma già convincente afflato psichedelico. Nell’ambito di un lavoro equilibrato, dotato di canzoni mediamente belle anche se non troppo audaci, buone in particolare appaiono le ballate di “Blues From An Airplane” e “It’s No Secret”, la raffinata “Come Up The Years” e una “Run Around” che anticipa soluzioni poi ampiamente sfruttate dal gruppo. Valide anche le cover di “Tobacco Road” (John D. Loudermilk), dai toni rilassati e con un buon lavoro alla chitarra di Kaukonen, di “Let’s Get Together” (Chet Powers, ovvero Dino Valente), con belle linee folk rock e azzeccati intrecci vocali, e di “Chauffeur Blues” (Lester Melrose), con la voce solista della Anderson. Un buon esordio, quindi, lontano dai vertici poi raggiunti dalla band, ma in grado di esprimere una musica ben strutturata e pronta a spiccare il volo.

Subito dopo la pubblicazione del disco “Skip” Spence decide di abbandonare il posto di batterista per tornare a suonare la chitarra nei costituendi Moby Grape (al suo posto Spencer Dryden, già con gli Ashes) e, avvenimento ancor più importante, la Anderson viene sostituita dalla cantante della Great Society, Grace Slick. Con questo nuovo assetto, i Jefferson Airplane incidono il secondo album Surrealistic Pillow che, all’inizio del 1967, per la prima volta porta il gruppo in classifica, piazzandosi al n. 3, miglior risultato dell’intera carriera.

“La loro musica era surrealista come un cuscino” ebbe a dire Jerry Garcia, suggerendo così il titolo del disco agli amici. Surrealistic Pillow segna un’importante maturazione del suono e della specifica consistenza delle canzoni: già il serrato attacco di batteria e chitarra dell’introduttiva “She Has Funny Cars” esprime maggiori personalità e convinzione, mentre gli intrecci vocali divengono mirabili grazie all’apporto dell’inconfondibile voce di Grace Slick, limpida e suadente, che si associa in modo perfetto a quella di Balin. La chitarra di Kaukonen si fa più acida e il basso di Casady, possente e profondo, sostiene senza affanno le parti ritmiche di Kantner e del nuovo batterista Spencer Dryden. La Slick apporta due bellissime canzoni (entrambe in classifica anche come 45 giri) dal repertorio della Great Society; “Somebody To Love”, che nell’interpretazione dei Jefferson Airplane diventa un vero e proprio inno della summer of love di San Francisco, e “White Rabbit”, una marziale, solenne canzone dedicata a Arthur Owsley, che prende spunto da alcuni episodi di “Alice nel paese delle meraviglie” ed è apertamente ispirata alle sensazioni procurate dall’acido lisergico.

Molto importante, sul piano dell’affermazione a livello internazionale, è l’apparizione del gruppo in occasione del Monterey International Pop Festival, tenuto sulla costa californiana a metà giugno del 1967, fondamentale rampa di lancio per numerosi artisti tra i quali Jimi Hendrix, al suo primo concerto negli Stati Uniti con l’Experience. “L’evento decisivo fu il concerto dei Cream al Fillmore, nell’agosto 1967 (dal 22 al 27 – ndr.); fu lì che dal folk-rock passammo al rock, e come tutte le band di San Francisco decidemmo di suonare più forte, più aspro, più elettrico, perché quella di Eric Clapton e di Jimi Hendrix era la nuova musica” ebbe modo di dichiarare Marty Balin. E’ anche il periodo della simpatia per il “movement” giovanile e dell’attivismo politico, con i Jefferson Airplane che partecipano a cortei di protesta a bordo di uno speciale veicolo attrezzato per live show itineranti.

Nel dicembre del 1967 viene pubblicato After Bathing At Baxter’s, il disco più sperimentale e psichedelico dei Jefferson Airplane, suddiviso in cinque sezioni ciascuna comprendente più episodi; nelle registrazioni il gruppo dilata i suoni nel tempo e nello spazio, dando vita a un collage informale dove le canzoni si fondono con grande naturalezza. Anche le parti vocali, pur mantenendo integre le proprietà melodiche e armoniche, tendono a fuggire i luoghi comuni del canto folk-beat e si inerpicano con audacia sulle ripide e a volte aspre strutture strumentali. Una serie di frammenti sonori pregni di poesia, ritmo, sudore, accattivanti forme elettroacustiche che possiedono il dono della consapevolezza artistica.

Il 1968 è l’anno della prima tournée europea (con l’apparizione al primo Festival di Wight, il 31 agosto 1968), ma certo in precedenza non mancano frequenti esibizioni americane tra le quali quelle tenute al Bill Graham’s Fillmore East di New York il 3 e 4 maggio, le cui registrazioni vengono utilizzate nel 1998 per la realizzazione di Live At The Fillmore East.

Il primo album ufficiale dal vivo dei Jefferson Airplane esce nel febbraio 1969, realizzato grazie all’assemblaggio di registrazioni effettuate nel corso del 1968 ai Fillmore East e West. Rispetto al Live At The Fillmore East pubblicato nel 1998, il disco appare viziato da una registrazione tecnicamente non eccelsa, ma superiore come qualità delle esecuzioni (per la cronaca, è il primo album del gruppo che entra significativamente nelle classifiche inglesi, al n. 38).

I tempi sono maturi per la realizzazione di un nuovo importante lavoro di studio, Crown Of Creation, caratterizzato da toni a tratti decisamente più morbidi e atmosfere rarefatte, a diretto confronto con brani elettrici quasi sempre di notevole originalità.  Il carillon psichedelico caricato dalla limpida voce di Grace Slick apre l’album con “Lather” (brano derivato da una poesia di James Joyce), a splendida testimonianza che la sperimentazione acida di After Bathing At Baxter’s ha generato un convinto ritorno alla forma canzone, ora matura e pienamente godibile nell’equilibrata confluenza di melodia e ricerca formale.

Crown Of Creation è il nuovo inno corale dedicato al “movement” giovanile, con uno spiazzante finale melodico che dona al brano profondità emotiva e autorevolezza: “Voi siete il culmine della creazione… coerentemente con la loro natura essi non possono tollerare le nostre menti, coerentemente da parte nostra non possiamo tollerare il loro ostruzionismo. La vita è trasformazione, ciò la rende differente dalle rocce. Troppo spesso ho sopportato i loro modi, ho nuovi mondi da conquistare. La mia vita è sopravvivere ed essere vivo per te“.

I Jefferson Airplane sono ormai al culmine della popolarità. Nell’agosto del 1969 il complesso è tra i protagonisti del festival di Woodstock (la band si esibisce il 17 agosto alle 7:30 del mattino, in clamoroso ritardo sui tempi previsti) ed è in questa contraddittoria atmosfera, a mezza strada tra impegno e successo economico, che i Jefferson Airplane preparano le registrazioni del proprio album più significativo, Volunteers (in origine “Volunteers Of Amerika”, n. 34 GB, n. 13 USA), che tratta apertamente temi politici e abbraccia la protesta studentesca dei campus.

Volunteers è un disco bellissimo e pieno di contraddizioni. In uno scenario di rapida decadenza degli ideali di un’intera generazione l’inno all’unità di tutti i fuorilegge d’Amerika contro l’American way of life, sostenuto nella “We Can Be Together” che inaugura Volunteers dei Jefferson Airplane, può apparire forzato e contraddittorio. La musica sembrava andare contro ogni apparente logica, con un suono teso, maturo, la chitarra dura e acida di Jorma Kaukonen, il piano incontenibile dell’ospite inglese Nicky Hopkins, con il canto corale pregno di drammatica consapevolezza di Paul Kantner, Marty Balin e di nostra signora Grace Slick.

La versione della “Wooden Ships” di David Crosby (alla presenza dello stesso autore e di Stills all’organo) è favolosa. Canzone sintomatica del riflusso decadente e individualista che ormai irrimediabilmente annacqua gli ideali giovanili: qui non si parla di unità e rivoluzione, ma si canta che “tutto ciò che possiamo fare è dare eco al vostro grido angosciato” e si annuncia che “noi stiamo partendo. Voi non avete bisogno di noi“.
Sì, un disco pieno di contraddizioni. Ascoltato con il senno di poi. Ma all’epoca era il grido disperato per realizzare un sogno, il vero sogno americano. E un disco bellissimo; su questo, almeno, non possono sussistere dubbi.

Nonostante la qualità e l’impegno dimostrati negli ultimi lavori, la coesione della band inizia a mostrare chiari segni di cedimento. Nel corso del 1969, Jorma Kaukonen e Jack Casady danno vita all’esperienza parallela degli Hot Tuna, con l’esplicito intento di sfogare i propri istinti blues; all’inizio del 1970 Spencer Dryden (a causa di divergenze con Balin) abbandona i Jefferson Airplane. Malgrado la pubblicazione nell’agosto 1970 del bellissimo singolo “Mexico/ Have You Seen The Saucers” (poi compreso nell’antologico “Early Flight”), il nuovo album di studio è ancora un miraggio e Kantner decide di prendere in mano la situazione, ideando di fatto la sigla Jefferson Starship e approntando un progetto “aperto” di grande respiro. L’evento vede la partecipazione di una folta schiera di noti musicisti del giro californiano e prevede la realizzazione di un’opera rock epica e psichedelica, a sfondo fantascientifico, con accenti cosmici, rivoluzionari e biblici: il progetto si risolve con la pubblicazione, nel novembre 1970, dell’album Blows Against The Empire.

Il ritorno alla sigla Jefferson Airplane, con l’incisione del nuovo Lp Bark (settembre 1971), è accompagnato dalla importante defezione del membro fondatore Marty Balin. A quasi due anni di distanza dalla grande prestazione di Volunteers, i Jefferson Airplane giocano la carta della costituzione di una propria etichetta discografica, la Grunt, per la quale Bark rappresenta l’esordio.

La comunità Airplane inizia comunque a essere piuttosto stretta per la coppia Kantner-Slick che, alla fine del 1971, pubblica a proprio nome Sunfighter. L’album sin dal titolo pare ricollegarsi ai combattivi viaggi interstellari di Blows Against The Empire. A suggerire tale collegamento è anche la presenza alle sessioni di registrazione di un congruo numero di amici musicisti, mentre la copertina raffigura un’immagine di China, figlia di Paul e Grace alla quale è dedicata anche una canzone, che sorge dall’oceano in simbiosi con il sole. Ancora grande musica con “Silver Spoon”, surreale e colma di feroce ironia al tempo stesso, una delle più grandi creazioni di Grace Slick che dà forma a un insieme sonoro dilatato, complesso e imprevedibile e pure pienamente godibile, in equilibrio tra frasi melodiche e accelerazioni che si susseguono e si fondono senza soluzione di continuità.

La storia dei Jefferson Airplane si avvia rapidamente al termine. Alla fine del 1971 abbandona l’aeroplano anche Joey Covington. Inoltre, Jorma Kaukonen e Jack Casady sembrano sempre più intenzionati a lavorare a tempo pieno sul proprio progetto Hot Tuna. Nonostante queste spinte disgreganti, nel giugno 1972 esce un nuovo album di studio, Long John Silver, nel quale alcune parti di batteria sono eseguite da Covington, rimpiazzato sulle altre dal batterista degli Hot Tuna, Sammy Piazza. Sarà l’ultimo parto di studio per i Jefferson Airplane, se si eccettua l’effimera reunion del 1989 che frutterà l’omonimo Lp di Jefferson Airplane. L’ultimo lavoro di studio dei Jefferson Airplane negli anni Settanta viene pubblicato nell’estate 1972.

*notizie, immagini e video reperiti liberamente sul web

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