A correre si stava di magia,
ogni gamba misurata al sole,
le giocate sui muri,
la chiesa per un pomeriggio
da inventare a gol.

-del resto un pallone valeva bene una messa-

Nati con qualche ora d’anticipo
non capimmo mai l’equilibrio dei tetti,
che liberi si era a caduta
con tutta la fretta dei piedi.

Ragazzi di un catechismo distratto
spesso ci sentivamo in supplica.
Magari con un avvicinamento di gonne.
(le parole si raccontavano timide
nel rossore dei banchi in silenzio)

-a pregare bastava un appuntamento-

Fuori un’ala di madre e per intonarsi di tempo
migliaia di chilometri in coppia al vento.
Con la livrea di una chiesa sull’attenti
e i sorrisi dei santi.

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