Dal balcone il fronte strada appare denso,
forse in qualche buca
l’asfalto ha le sue ragioni di circonferenza.

Il bar è a secco di volti,
misura le ultime luci di terra
come una nuvola strattonata in cielo.

Solo in prima linea al vento
esisto col mio esercizio di freddo.
Attaccato alla pelle del mio buio
mentre questo gioco di traverso mi chiama vita.

E sembra presenza il mondo
come ad ogni nota appare origine il suo calore,
invece è stringere dolore
lo snodo d’aria che mi fissa
a queste interminabili impronte.

Il tempo è un muro da appendere.
Un verso di chiodo in pienezza di polvere,
l’immagine stessa di un viaggio mancato.

È fermo sul davanzale il mio cuore,
con le mani a reggere preghiera.

 

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