Sono di spalle in questo rumore d’acqua.
E cammino.
Sulla strada le note vanno di passi,
si perdono nella sera.

Conservo le mie mani
dentro tasche dal tocco di carne,
ma sono senza peso come il vento.

La città mi chiede un passaggio,
nel tempo di un autobus vecchio
so che il mio nome stringerà la sua mano.

Intanto gli ultimi arrivano di fretta.
Quello che resta del giorno
è un canto rauco, parla di strade e lampioni :
scene di fotogrammi sparsi,
all’ultimo sorso di colore.

La pioggia invece ha la sua caduta
e qualcosa di vero su cui piangere.
Mentre la parte nera del buio mi assale
con la sua voce distante.

Il viaggio in un giro d’andata
che non possiede marce.
Dentro confini che a misurarli
si potrebbe anche perdere il cuore.

Ancora qualche curva da vincere
è un orizzonte di lenzuola
per spegnere gli occhi.

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