Mi accorsi di te tra un filo di voce
e un volo di archi. Bella nella tua notte,
i capelli raccolti, gli occhi dentro un velo di lacrima.

Poi vissero i ricordi.
Attaccati alle fodere delle case
per non essere solo un gioco di gambe.
Addosso all’edera dei muri
per non essere caduta di polvere.

Quando gli anni inseguivano corse
e sottili capelli d’estate
mentre bracieri si sceglievano in braci e rughe.
Piangendo giorni
come il vespro a sera o le candele
alle finestre per un po’ di mare.

In quel cerchio di vita lontana
dove le sedie praticavano vicoli
col senso del tempo a meridione,
a rimpiangere un corpo e i giovani sentieri
quasi a quietarsi
in una lieve corrispondenza di strade.

Poi come spoglie le foglie,
domate in qualche anno ancora.
E mattine in sperduta apparizione
per un grigio e sofferto assolo di vicoli.

/in questo mondo che rimane sconosciuto
nulla mi piange come il tuo volto.

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