A fare di ceste discese
fu una spianata d’olive
e qualche vampa d’agosto
per contare piedi a mezzadria.

Due occhi irriverenti come il maestrale,
appena un cenno di mare
dal balcone di Calabria
e su per la gonna liscia il tempo giovane.

Appena donna con quell’amore
in sogno e due scale in preghiera
per raggiungere il cielo
e intorno ai vicoli un telaio di sguardi.

E quando l’età divenne perfetta
un uomo rubò il tuo velo,
scegliendo capelli per farne fede.
Segnando le mani in pegno ad ogni istante.

Poi vennero anni e figli
da colorare col gesto degli occhi.
Campagna e aria per non dimenticare.

/nelle sere in cui la luce sceglie di non dormire
le foto si toccano come in vastità di stelle.

-a zia Rosina

*Un’usanza antica calabrese riferita ai rituali di nozze è quella del matrimonio per ratto, derivata direttamente dalle consuetudini spartane e latine, rivendicazione del diritto della forza. Di questo tipo di matrimonio restano solo il ricordo di alcuni gesti simbolici che compiva l’uomo per mostrare alla comunità e alla famiglia della fanciulla, la sua assoluta intenzione di prendere moglie. Era uso che il pretendente si avvicinasse alla ragazza nei giorni di festa, all’uscita dalla chiesa e con gesto deciso togliesse dal capo il fazzoletto che le giovani usavano durante la funzione religiosa. Mostrando inequivocabilmente alla comunità il diritto acquisito sulla promessa sposa, tanto che la fanciulla veniva detta scapigliata o segnata, per indicare l’appartenenza al giovane che aveva compiuto il rituale.

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