In questo luogo di passo
strana è ogni latitudine di marciapiede.
Un flashback d’asfalto
che ad ogni sosta mi fugge.

E penso a quel volto sottile
sulle persiane timide.
Alla pioggia innocente dei capelli.
A come sarebbe lieve chiedere al vento
di farmi volare.

Per gustare quell’attimo di labbra
tra lampioni e rivelazioni d’estate.
Con la nebbia dei corpi
in ogni centimetro di pelle.

Ma in queste sere senza respiro
nessun canto di voce sento
e nessun gesto d’ombra
sa farti annuncio.

Così mi affido al tempo come il mare lento
con la distanza negli occhi
e in attesa del silenzio.

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