Il mondo, si sa, gira da solo,
lacrime e annunci sul giornale
sono abitudini fatte di rughe,
forme di passi per strade che non hanno uso,
che assomigliano alla voce non detta,
a quel cielo di caligine da spingere.

Lì, dove tutto è vetro
e la strada un sole dai fianchi piccoli,
qualche banale comparsa di vento
si annuncia con l’andatura spenta
di un cliente apparso da poco.

Fuori la grigia adrenalina del traffico
ha i limiti del difetto.
Una misura imperfetta di luna
che segna le ore sui cappotti marci.

Indifferenti gli autobus continuano a cadere,
solo la mostra insensata delle insegne
corre sul muro appena imbrattato.

Rimane il viale consumato a lampioni,
un frastornato equilibrio di appunti lenti
che si confessa al peso delle pagine.

Teresa intanto rammenda impronte marginali.

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