Oggi inauguro una nuova categoria, quella dedicata al cinema. Al cinema che amo e alla poesia che riesce a trasmettermi. I film -come la scrittura- sono opere d’arte che in qualche modo segnano, ti rendono parte attiva. Sei spettatore/attore di un copione nel quale ti ci immergi completamente, trovando (o almeno è quello che speri) una certa parte della tua vita.

Questa nuova categoria nasce da un commento che ho lasciato su un post dedicato ai migliori film degli anni ’90. Allora ho deciso di cominciare proprio da quegli anni e mi sono venuti in mente questi film. Fare una classifica significa dover necessariamente tagliare qualcosa pertanto, essendo un post già abbastanza lungo, mi fermo a dieci, anche se tanti altri film avrebbero meritato un posto. Quindi buona visione!

1.  La sottile linea rossa di Terrence Malick 

La locandina di La sottile linea rossa

Il film, oltre a disapprovare la guerra, si pone quesiti di carattere filosofico e teologico, esamina il conflitto interiore di ogni soldato, e lo fa in modo pacato e riflessivo. La sua peculiare lentezza ha contribuito non poco ad alimentare quel luogo comune secondo il quale si tratta di una pellicola noiosa e pesante. Il che è del tutto errato. La sottile linea rossa è sì un film dai contenuti non facili, ma è soprattutto un film intenso e indimenticabile, che regala profonde emozioni. Ottima la caratterizzazione dei personaggi. Malick si addentra nell’intimità di ogni soldato, esamina le sue paure, i suoi pensieri, le sue riflessioni. Le scene di battaglia, magnificamente girate da Malick, sono di grande impatto per lo spettatore, così come la sofferenza dei soldati sul punto di morire e la disperazione dipinta negli occhi dei giapponesi è veramente straziante. Il tutto è volto a farci aprire gli occhi circa l’inutilità della guerra, che contribuisce a fare dell’uomo un cane rabbioso, a costringerlo a compiere azioni che in situazioni di normalità non compierebbe. Protagonista non ‘accreditata’ del film è la natura, la cui bellezza è palesata da splendide inquadrature di paesaggi e di animali. La narrazione è sempre piena di poesia, come d’altronde l’immagine finale, metafora malinconica della solitudine. Da citare, infine, la splendida colonna sonora dell’ottimo compositore Hans Zimmer.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Dove eravamo insieme, chi eri tu? Quello col quale ho vissuto, camminato, il fratello, l’amico. Buio dalla luce, conflitto dall’amore. Sono il frutto di una sola mente, i tratti di un solo volto. Oh anima mia, fa che io sia in te adesso, guarda attraverso i miei occhi, guarda le cose che hai creato. Tutto risplende. (Il soldato Edward P. Train)
  • Fa o Dio che anche se non Ti incontrassi mai, senta almeno la Tua mancanza. (Il sergente maggiore Welsh)
  • Questo grande male… da dove proviene? come ha fatto a contaminare il mondo? Da che seme, da quale radice è cresciuto? Chi ci sta facendo questo? Chi ci sta uccidendo, derubandoci della vita e della luce, beffandoci con la visione di quello che avremmo potuto conoscere? La nostra rovina è di beneficio alla terra, aiuta l’erba crescere, il sole a splendere? Questo buio ha preso anche te? Sei passato per questa notte? (Il soldato Edward P. Train)
  • Eravamo una famiglia. Come ha potuto rompersi e dividersi e ora siamo uno contro l’altro, ognuno fa ombra all’altro? Come abbiamo fatto a perdere il bene che ci era stato dato, lasciarlo scivolare via, disperdersi, distruggersi. Cosa ci impedisce di uscire, toccare la gloria? (Il soldato Witt)

2. Forrest Gump di Robert Zemeckis 

La locandina di Forrest Gump

È l’inizio degli anni ’80, e su una panchina ai lati della strada un buffo quarantenne con evidenti carenze intellettive di nome Forrest Gump intrattiene/infastidisce i suoi vicini di posto con la storia della sua vita. Comincia a raccontare di quando, da bambino, veniva preso in giro da tutti per il suo poco acume e per i suoi problemi deambulatori, almeno fino a quando non ha fatto amicizia con la decisa coetanea Jenny e ha scoperto di avere, in realtà, un inaspettato talento per la corsa. Sarà solo la prima di un’incredibile sequela di scoperte ed incontri che si avvicenderanno per i successivi trent’anni, mentre Forrest incontrerà numerose celebrità dello spettacolo e della politica (da Elvis a John Lennon, da Kennedy a Nixon), diverrà una stella del football e del ping-pong, un eroe di guerra e un multimilionario. Ma tutto grazie, diversamente a quanto sarebbe lecito aspettarsi, al suo buon cuore e alla sua ingenuità: di gran parte delle imprese che ha compiuto, Forrest serba il ricordo e il piacere di raccontarlo, ma sta ai suoi ascoltatori capire la vera importanza di questi straordinari accadimenti di cui divengono testimoni indiretti. Forrest Gump è un film che affascina, intrattiene e, soprattutto, commuove. Il che è un suo grande pregio ma, al contempo, anche il suo più grande difetto.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Non so se ognuno abbia il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro a caso come da una brezza… può darsi le due cose, forse capitano nello stesso momento… mi manchi tanto Jenny… se ti serve qualcosa non sarò molto lontano. (Forrest Gump)
  • La vita ci insegna che bisogna fare il meglio che si può con quello che dio ti ha concesso. (La madre di Forrest Gump)
  • Il gambero è un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato al forno, saltato, c’e lo spiedino di gamberi, gamberi con cipolle, zuppa di gamberi, gamberi fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, gamberi con le patate, gamberi al limone, gamberi strapazzati, gamberi al pepe, minestra di gamberi, stufato di gamberi, gamberi all’insalata, gamberi e patatine, polpette di gamberi, tramezzini coi gamberi, e questo è tutto, mi pare. (Benyamin Buford Blue “Bubba”)
  • Ci sono due ordini precisi in questo plotone: Uno, state attenti ai vostri piedi. Due, cercate di non fare niente di stupido, tipo farvi ammazzare! (Il tenente Dan Tylor)

3. Amistad di Steven Spielberg 

La locandina di Amistad

Nell’estate del 1839, in una notte di tempesta, nel mare a largo di Cuba 53 schiavi africani imbarcati sulla nave spagnola “la Amistad” riescono a liberarsi e, guidati da Cinque, assumono il comando con l’intenzione di fare rotta verso l’Africa. Non essendo tuttavia esperti navigatori, si affidano ai due componenti dell’equipaggio sopravvissuti e restano vittime di un inganno. Dopo due mesi, una nave americana li cattura al largo del Connecticut, quindi gli africani vengono incarcerati e processati per l’assassinio dell’equipaggio spagnolo. Il processo comincia in sordina, gli abolizionisti Theodore Joadson e Lewis Tappan affidano la difesa degli schiavi al giovane avvocato Roger Baldwin. A poco a poco però, il caso, nel quale entra in gioco il problema della schiavitù, diventa il simbolo della divisione della Nazione. Avvincente lettura di una pagina poco nota della storia americana, in cui Steven Spielberg rintraccia il germe di quello spirito democratico che con l’abolizione della schiavitù raggiungerà la sua pienezza. Due le figure chiave in questo episodio: il nero Cinque (Djimon Hounsou) e il bianco John Quincy Adams (Anthony Hopkins), anziano ex presidente degli Stati Uniti. Partendo da posizioni culturali e sociali opposte, gli sforzi di entrambi convergono verso il comune obiettivo di una prima, radicale messa in discussione del concetto stesso di schiavitù.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Ciò che siamo è ciò che eravamo. (John Quincy Adams)
  • Allora io chiedo aiuto allo spirito dei miei antenati. Ed essi devono venire in mio aiuto, perchè in quel momento io sono l’unica ragione per cui essi sono esistiti! (Cinque)
  • Vi sono uomini il cui odio per la schiavitù è più forte di ogni altra cosa, tranne che per lo schiavo stesso. (Theodore Joadson)
  • Cinque: “Che cosa gli avete detto? Quali parole avete usato per persuaderli?”
    John Quincy Adams: “Le vostre!” (John Quincy Adams) e (Cinque)

4. Pulp Fiction di Quentin Tarantino

Pulp Fiction: poster originale USA

Con questo film, datato 1994, Quentin Tarantino ha dato una svolta al cinema degli anni ’90, contaminando i generi, ridefinendo l’estetica della violenza, e abbattendo le vetuste ma sempre presenti distinzioni tra cinema “d’autore” e “di genere”. Il film si compone di quattro storie diverse, tutte intrecciate tra di loro e raccontate in modo non lineare: i “salti” temporali, in entrambe le direzioni, sono la norma, e in un’occasione capita addirittura di vedere di nuovo sano e salvo un personaggio che abbiamo visto morire pochi minuti prima. In questa intricata struttura spazio-temporale, la sceneggiatura scritta da Tarantino insieme a Roger Avary funziona come un congegno ad orologeria: tutte e quattro le storie hanno una loro coerenza, un inizio e una fine, il meccanismo a incastro funziona perfettamente e si può riguardare il film decine di volte senza trovare la minima sbavatura. Soprattutto, i quattro episodi contribuiscono egregiamente a creare un’entità unica, un corpo filmico che ha la sua specificità e un’assoluta unità di tono. Ed è proprio il tono del film, appunto, il modo in cui Tarantino ci mostra le peripezie dei suoi personaggi, a renderlo così unico. Tarantino fa assurgere spesso il dialogo a vero protagonista del film. Dialoghi rapidi, sferzanti, forsennati, spesso svuotati di una loro valenza specifica: disquisizioni sul luogo migliore per compiere una rapina, o sui coffee-shop olandesi o ancora sulla pericolosità o meno di un massaggio ai piedi fatto alla donna di un boss; discussioni fatte in assoluta tranquillità, spesso prima di compiere, in altrettanta tranquillità e come un fatto di routine, un’azione criminale. Personaggi che non possono non restare simpatici allo spettatore, nonostante le conseguenze delle loro azioni siano chiaramente mostrate: la violenza è sempre esplicita, spesso addirittura iperrealistica, ma quasi sempre calata in un contesto talmente estremo e grottesco da farle perdere qualsiasi connotazione drammatica.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Voglio farti una domanda: quando sei arrivato qui, hai visto per caso scritto davanti a casa mia deposito di negri morti? (Jimmie Dimmick)
  • Stai bene?
    No amico. Mai stato così lontano dallo stare bene! (Butch) e (Marsellus)
  • Ora, se vuoi scusarmi, vado a casa a farmi venire un infarto. (Vincent Vega) e (Mia Wallace)
  • Voglio che tu guardi in quel sacco, e trovi il mio portafogli.
    E qual è?
    Quello con la scritta “Brutto figlio di puttana”. (Jules Winnfield)

5. Le ali della libertà di Frank Darabont

Poster originale di Le ali della libertà

Maine, fine anni ’40. Il giovane bancario Andy Dufresne viene condannato a due ergastoli per l’assassinio della moglie e del suo amante. Dufresne, che si proclama innocente, finisce nel carcere di Shawshank. Sarà una lunghissima avventura fatta di violenza e umiliazione, ma illuminata dalla speranza e da una bellissima amicizia. Far scorrere sulla pelle di chi guarda il senso del soffocamento e della paura, ricorrendo alle soluzioni narrative, al montaggio, all’inquadratura, al calibrato utilizzo dei personaggi che popolano la finzione, spuntando fuori dalle oscure quinte del carcere di Showshank. L’assenza pressoché totale di figure femminili – se non in poster, o in un oscuro flashback velato di morte – rende poi tutto il film una prigione psichica e morale ancor più aguzza e ferina.Le ali della libertà insegna. Educa, alla Speranza e all’amicizia. Senza, abbandonati e spenti, si è perduti. Come il vecchio Brooks, che investito dall’abbagliante libertà, solo, straziato da mezzo secolo dietro le sbarre, dal ritmo della modernità, non regge che pochi giorni: poi, il cappio al collo in una pensione polverosa. La Speranza è luce, e salva quello che scorre sullo schermo, nei paradisi provvisori della nuova biblioteca di Showshank, nella salvezza definitiva che Andy vuole caparbiamente strappare alla vita. Dopo vent’anni di galera, dopo l’ennesima tortura morale inflitta dal Direttore Norton, sadico corrotto che gira con la Bibbia in petto, sacra e travisata base della sua maestosa vergine di ferro.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Io credo in due cose: nella disciplina e nella Bibbia. Qui le conoscerete entrambe. Sappiate che l’anima è del Signore, ma il vostro culo appartiene a me. Benvenuti a Shawshank. (Samuel Norton)
  • Stavamo lì seduti, il sole ci picchiava sulle spalle e ci sentivamo liberi. Era come se stessimo asfaltando il tetto di casa nostra, eravamo i signori dell’intero creato. Quanto a Andy, rimase tutto il tempo seduto in disparte, con uno strano sorriso stampato in faccia, e ci guardava bere le sue birre. Voi potreste pensare che lo fece per ingraziarsi i secondini, o magari per farsi qualche amico fra di noi; invece io penso che l’abbia fatto per sentirsi di nuovo come tutti gli altri, anche se solo per poco tempo. (Red)
  • O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire. (Andy)
  • Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato… È la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta almeno. (Red)

5. Fargo diretto dai fratelli Coen

La locandina di Fargo

Addetto alle vendite in un salone d’automobili nel Minnesota, Jerry Lundegaard consegna una vettura nuova a due balordi ai quali ha dato un appuntamento in una caffetteria. Lui è un uomo vile, goffamente astuto e pieno di debiti, mentre loro vivacchiano alla giornata, spesso (specie Gaear, uno psicolabile), arma alla mano. Il grande progetto di Jerry è di far sequestrare da costoro la moglie Jean e poi far pagare il riscatto da Wade Gustafson, suo suocero e ricco affarista. Mentre percorrono l’autostrada i due balordi uccidono un agente della polizia stradale e due innocenti, sfortunatissimi testimoni del delitto. Per questi fatti entra in azione a notte fonda Marge Gunderson che dirige il locale posto di polizia, incinta al settimo mese, una donna attenta e saggia, anche se trovare i criminali appare assai arduo. Il film rappresenta la ferocia senza indossarne la maschera. Pur senza venir meno al suo talento figurativo, né al gusto del grottesco, i Coen hanno raccontano la tragedia della stupidità che, come molti ignorano, è più complicata dell’intelligenza. Secondo un noto economista italiano, l’umanità si divide in quattro categorie: gli intelligenti, gli stupidi, gli sprovveduti e i banditi. Il protagonista di ‘Fargo’, paese del Minnesota, o almeno colui che dà l’avvio alla tragedia, è una via di mezzo tra lo stupido e lo sprovveduto con risvolti da bandito.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Lou, la sai quella di quel tale che non potendosi permettere una targa personalizzata ha chiesto di cambiare il suo nome in J3L2404? (Marge Gunderson)
  • Così era la signora Lundegaard quella distesa per terra… E quello che stavi triturando era il tuo complice… E quei tre poveretti uccisi a Brainerd! E tutto per cosa?! Per quattro biglietti di banca… C’è altro nella vita che quattro biglietti di banca… Non c’ha mai pensato? (Marge Gunderson)
  • No. È la prima parola che hai detto da 4 ore in qua. È un…. è un torrente di parole in piena! Un vulcano in eruzione! Porca puttana, sta un po’ zitto, eh! (Carl Showalter)

6. Mediterraneo di Gabriele Salvatores 

La locandina di Mediterraneo

Giugno del 1941, un sparuto gruppo di militari italiani viene sbarcato su una piccola isola dell’Egeo, con il compito di occupare e presidiare il piccolo atollo. L’isola, all’apparenza deserta, si rivelerà dopo qualche giorno abitata solamente da donne, vecchi e bambini, tutti gli uomini sono impegnati al fronte e il gruppo di soldati si amalgamerà molto bene con i locali, cosi nasceranno amori e amicizie, tutto in una surreale e idilliaca atmosfera che farà dimenticare per molto tempo ai soldati le paure e le ansie della guerra. Solo l’arrivo di un aereo pilotato da un italiano riporterà i soldati a contatto con la realtà. Il pilota comunica che è piu di un anno che l’alleanza anglo- americana ha firmato un armistizio con l’Italia e che praticamente sono tre anni che sono stati dimenticati sull’isola. Il gruppo si rende conto che ben presto dovrà lasciare l’isola e quel mondo ovattato e solare che li ha protetti in quei mesi, ma come è fisiologico, c’è chi non vede l’ora di tornare a casa e chi invece è convinto di averne trovata finalmente una. Gabriele Salvatores utilizza il racconto corale per narrarci di un italiano medio che non c’è più e sul quale ancora nel mondo si gioca allo stereotipo e un plotone di attori che il regista conosce a fondo e che utilizza al meglio. Il film assume l’aspetto di un nostalgico amarcord, che se in alcuni momenti gioca con leziosità sulla splendida cornice, le belle donne e sui vizi italiani di sempre, riesce in più di un’occasione ad incantare per leggerezza e coinvolgimento emotivo, connubio facilitato dal palese affiatamento tra cast e regista. il film è un’incantevole e nostalgico ritratto degno del miglior cinema italiano.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Avevamo tutti più o meno quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo. (Tenente Raffaele Montini)
  • Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni? …perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo, perché penso che sono solo. Un puntino nell’universo. I tramonti mi piacerebbe vederli con mia madre, e con una donna che amo. Invece le notti mi piacerebbe passarle da solo; da solo, magari con una bella troia, che è meglio che da solo. (Il sergente Lorusso)
  • Ma come non sapete niente?! C’è stato l’otto settembre!
    E allora? Tutti gli anni c’è l’otto settembre… anche il nove il dieci . (Il sergente Lorusso)
  • Lo Russo, cosa strilli sempre?
    Io strillo perché da che mondo è mondo il sergente è uno che strilla. È Chiaro? È Chiaro?(Antonio Farina) e (Il sergente Lorusso)

7. La Leggenda Del Pianista Sull’Oceano di Giuseppe Tornatore

La locandina di La leggenda del pianista sull'oceano

La leggenda del pianista sull’oceano rappresenta una delle poche trasposizioni cinematografiche davvero soddisfacenti. Tratto dal monologo teatrale Novecento di Alessandro Baricco, la riuscita di questa pellicola risiede principalmente nello straordinario materiale di partenza: poche pagine di pura poesia che, nelle mani esperte di un grandissimo attore (Tim Roth) e di un ottimo regista (Giuseppe Tornatore), si sono potute espandere in un film in grado di racchiuderne e sublimarne ogni sfumatura. Danny Boodmann T. D. Lemon Novecento nasce su un transatlantico in servizio tra l’ Europa e New York, il Virginian, e lì viene abbandonato in fasce da genitori non in grado di prendersene cura, nella speranza che qualche facoltoso passeggero di prima classe gli offra un’ esistenza dignitosa. Ma, si sa, la vita è imprevedibile e l’indifeso trovatello finisce nelle rudi ma amorevoli mani di un macchinista di colore, che gli attribuisce il suo nome e lo completa con un fantasioso seguito ispirato alle circostanze del ritrovamento e al nuovo millennio appena cominciato. E pazienza che quel sibillino T.D. impresso sulla cassetta di limoni in cui l’uomo trova il neonato non significhi “Thanks Danny” come lui pensava… il buon Danny cresce Novecento come un figlio, sostenuto dalla complicità e dall’ affetto del resto dei membri dell’equipaggio. La leggenda del pianista sull’oceano racchiude in sé la metafora di un’esistenza che è specchio stesso dei timori di ogni uomo: l’ignoto, l’indefinito, attraverso cui Alessandro Baricco ha tessuto la storia leggendaria di questo eterno bambino che forse simboleggia, a partire dal proprio nome, l’inquietudine dell’affacciarsi ad un futuro incerto ed incontrollabile: il nuovo millennio. La narrazione è affidata alla memoria del più grande amico del protagonista, un trombettista incontrato sulla nave che, conoscendo Novecento meglio di chiunque altro, tenta disperatamente di salvarlo da una fine che, come lui stesso in cuor suo sa, è già scritta. La colonna sonora si erge a co-protagonista assoluta in questa pellicola e, grazie alla maestria di Ennio Morricone, regala allo spettatore la possibilità di tuffarsi nel magico mondo di Novecento, fatto di virtuosismi musicali, di Jazz ma soprattutto di emozioni intense e sottili.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Quando non sai cos’è, allora è jazz! (Uomo a Max Tooney)
  • Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Mio padre una volta mi ha detto di aver sentito la voce del mare. (La ragazza friulana)
  • Aveva la faccia di uno che non scherzava, uno che sapeva benissimo dove stava andando. Era come quando si sedeva al pianoforte e attaccava a suonare: non c’erano dubbi nelle sue mani, era come se i tasti aspettassero quelle note da sempre. Sembrava che inventasse lì per lì, ma da qualche parte, nella sua testa, quelle note erano scritte da sempre. Adesso so che quel giorno, Novecento aveva deciso di sedersi davanti alla tastiera della sua vita, per iniziare a suonare la sua musica più assurda e che su quella musica avrebbe ballato quel che rimaneva dei suoi anni. (Max Tooney)

8. L.A. Confidential di Curtis Hanson

La locandina di L.A. Confidential

1952, Los Angeles. Nel distretto di polizia agiscono tre agenti dai metodi molto diversi tra di loro. Jack Vincennes è un detective della narcotici che, famoso per aver risolto casi che vedevano coinvolti personaggi dello star system, lavora anche come consulente per una nota serie tv. Bud White è invece un uomo che usa metodi anche poco ortodossi per applicare la legge, prendendosela soprattutto con stupratori e picchiatori di donne. Tutto il contrario di Ed Exley, “figlio d’arte”, che rispetta le regole alla lettera, attirandosi le antipatie dei colleghi dopo aver denunciato proprio White ed altri poliziotti per un pestaggio avvenuto all’interno del carcere contro un gruppo di prigionieri messicani. Tutti e tre a modo loro e seguendo le proprie piste si metteranno ad indagare parallelamente su una strage avvenuta alla caffetteria Nite Owl, nella quale hanno perso la vita l’ex compagno di pattuglia di White e una giovane prostituta. Proprio questa pista conduce il rude dedective a conoscere la bella escort Lynn, sosia di Veronica Lake, mentre Exley comprende come la risoluzione del caso abbia a che fare in qualche modo con l’omicidio del genitore. Difficile, se non impossibile, chiedere di più ad un’opera così intensa e vibrante che cerca di riportare un genere dimenticato come il noir ai giusti fasti cinefili. L.A. Confidential vive di un’atmosfera magica che ci trasporta con sfolgorante realismo nella città degli angeli negli anni ’50, ripercorrendo tutti i topoi classici e trovando, nelle splendide pagine di Ellroy, il giusto aggiornamento ai tempi, privo di ingenuità e diretto ad un susseguirsi di emozionanti colpi di scena che trascinano senza sosta. Curtis Hanson ha trovato nel 1997 con L.A. Confidential la ricetta per il poliziesco perfetto, difficilmente replicabile. Sfruttando sublimemente (e con non poche libertà narrative) le pagine di Ellroy, il regista aggiorna il noir con una messa in scena eccelsa dal punto di vista estetico ed emotivamente intensa e ricca di sfumature.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Stasera ti garantisco ogni genere di reato! (Sid Hudgens)
  • Sto con Bud perché mi piace, sto con Bud perché a me non nasconde il buono che ha con sé, sto con Bud perché mi fa sentire come Lynn Bracken, non come una sosia di Veronica Lake che va a letto soltanto per soldi. Sto con Bud perché lui non è capace di fingersi quello che non è, e sto con Bud per tutto ciò che ha di diverso da te. (Lynn)
  • Meglio lasciarlo perdere quando è incazzato.
    Quello è sempre incazzato!
    E allora dovresti lasciarlo perdere sempre! (Dudley Smith e Ed Exley)
  • La vita è bella a Los Angeles, è un paradiso sulla terra. Almeno, questo è quello che ti raccontano. (Sid Hudgens)

9. Schindler’s List di Steven Spielberg

La locandina di Schindler's List

È un film di bianco e di nero, Schindler’s List. Non c’è possibilità di confusione, di ambiguità. Del resto la Storia non è reversibile. Neppure dimenticabile. Per Spielberg la differenza tra il bianco e nero è interamente sotto gli occhi, nei fatti, è scritta dall’assurdità di un male implacabile e dalla resistenza tenace della vita alla morte. L’unico che sembra muoversi ancora sul confine è proprio Schindler, il personaggio langhiano conteso tra la luce e l’ombra. La grandezza del film sta nel rovesciare in qualche modo i termini della prospettiva. La Shoah, la deportazione, il rastrellamento del ghetto di Cracovia: tutto “serve” a raccontare il cambiamento di Schindler, questo passaggio dall’ombra alla luce, questa presa di coscienza e trasformazione. Una vera e propria crisi, che esploderà in quel magnifico pianto finale. A Spielberg, prima ancora che la Storia, la Gente, interessa l’individuo. L’Uomo come fine. Interessa capire il come e il perché di un passaggio di campo, di una scelta morale, di un dubbio doloroso, di uno slancio del cuore. Del resto, per un regista sempre capace di dare una dimensione profondamente umana all’inumano, non deve essere stato tanto difficile capire quanto di inumano vi sia nell’uomo. E proprio questa percezione lucida dell’abominio deve aver reso ancor più straordinario ai suoi occhi un personaggio come Schindler, capace di riscoprire le ragioni di un’umanità residua. In fondo quello che rende Schindler’s List un pugno nello stomaco è proprio nel suo discorso sulla morale della prospettiva, del punto di vista. I momenti più eccezionali del film consistono in quei campi lunghi, in quel giorno tra soggettiva e sguardo oggettivo, che modifica il senso della percezione. La Storia si fa cinema e modifica il senso a seconda del punto di vista. Ed è questo diverso punto d’osservazione, questa differenza di lunghezza focale, di vie di fuga a distinguere gli uomini e no.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Mio padre si compiaceva di dire che nella vita si ha bisogno di tre cose: un buon dottore, un prete indulgente e un bravo contabile. (Oskar Schindler)
  • Promettimi, Oskar, che nessun portiere o maître potrà mai supporre che io altri non sia che la signora Schindler e io resterò. (Emilie)
  • Oggi si fa la storia. Questo giorno sarà ricordato. Negli anni a venire i giovani chiederanno con stupore riguardo a questo giorno. Oggi si fa la storia e voi ne fate parte. Seicento anni fa, quando altrove fu addossata loro la colpa della Peste Nera, Casimiro il Grande, cosiddetto, disse agli ebrei che potevano venire a Cracovia. Essi arrivarono. Fecero arrotolare i loro averi in città, si sistemarono, misero radici, prosperarono. Negli affari, nelle scienze, nell’istruzione, nelle arti. Arrivarono qui senza niente, niente e fiorirono. Per sei secoli c’è stata una Cracovia ebrea. Riflettete su questo. Da stasera quei secoli sono una diceria. Non ci sono mai stati. Oggi si fa la storia. (Amon Göth)
  • Ti fanno un maleficio, sa, questi ebrei? Quando lavori accanto a loro come faccio io lo noti. Hanno questo potere. È come un virus. Alcuni miei uomini sono contagiati da questo virus. Andrebbero compatiti, non andrebbero puniti. Andrebbero curati, invece, perché è come se avessero il tifo. (Amon Göth)

10. Trainspotting di Danny Boyle

La locandina di Trainspotting

“Scegliete la buona salute, il colesterolo basso, la polizza a vita. Io ho scelto di non scegliere la vita”: così recita Mark Renton, protagonista di Trainspotting, capolavoro visionario di ironia underground, tratto dall’omonimo libro di Irvine Welsh, e diretto da Danny Boyle nel 1996. Quale migliore dichiarazione di nichilismo esistenziale e complessità concettuale: il bisticcio scegliere di non scegliere denota il drammatico determinismo di fronte a una vita e a una società non-scelte (può bastare il conforto della buona salute,il colesterolo basso e lo scrupolo della polizza a vita?). Renton nega l’imposizione e preferisce l’eroina, come il suo amico Spud, goffo ma dall’animo candido; come Sick Boy, ossessionato dal mito di Sean Connery, del quale non perde occasione per citare i film (ironico contrappunto di conoscenza). Completano la costellazione dei personaggi il violento Begbie e il pacifico Tom, il più puro del gruppo al quale spetterà, tremenda nemesi, la sorte peggiore. Il mondo di Trainspotting è colto nei suoi più fervidi e striscianti meandri figurativi.  In Trainspotting non c’è compiacimento né romanticismo. La dipendenza dalla droga viene rappresentata come puro atto narrativo, l’ironia impedisce alla vicenda toni insistentemente drammatici, o melodrammatici. Non occorre né il disgusto né una troppa didascalica morale: i personaggi sono rappresentati, non descritti, vale la narrazione non la spiegazione.  In film che tratta di vittime assolutamente consapevoli del loro destino: HANNO SCELTO DI NON SCEGLIERE! L’eroina non è che la triste alternativa della non-scelta. La compensazione di un determinismo disperato.

Alcune frasi tratte dal film :

  • Sogno un immenso bagno pubblico incontaminato. Rubinetti d’oro scintillante. Marmo bianco verginale. Una tavoletta di ebano. Uno sciacquone pieno di Chanel Nº 5 e un lacchè che mi porge fogli di carta igienica in seta cruda. Ma date le circostanze, qualunque posto va bene. (Mark)
  • Neanche si faceva di droga, si faceva di gente Begbie! Lo mandava fuori di testa, gli scatenava i sensi. (Mark)
  • Ursula Andress! La quintessenza delle pupe di Bond! È quello che dicono tutti. L’incarnazione, giusto?, della sua superiorità su di noi. Bellissima, esotica, grande sensualità eppure, del tutto inaccessibile a chiunque a parte lui. Cagate! Insomma, ammettiamolo dico io: se si fa uno di Edimburgo si può fare tutti noi no?, (Sick Boy)
  • Ci inquadrò subito per quello che eravamo: mezze tacche perditempo a cui era capitato un grosso affare. (Mark)

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