Fu così che un mondo fatto a caso
discese con qualche forma di passo
e scelse macerie per sentirsi importante.
Scelse periferie di plastica
con fattezze di buio e alcune normalità di volti.

Conobbe un trucco di tavoli
intorno al mare chiuso dei vetri
e il leggero tocco delle mani di Ester,
tanto inutili come le notti in circuito a tracce cittadine.

Forse sarà stato solo per una combinazione
o per la voglia di nascondersi nella pioggia
ma arrivare come un consumatore distratto
non comporta certamente eleganza.

Eppure a guardare bene quell’ancheggio di costa
ha l’insistente grazia del passeggio
e la scorrevolezza della bestemmia.

Del resto una certa idea di mondo
si regge su un marciapiede fatto a preferenze
dove ogni auto sarà una voce sofferta,
a migliaia di mani sciolte
e con tutta l’avidità del momento.

E se anche quel sorriso,
da sempre lasciato alla fine di un sedile,
vale il tempo di una squallida e ordinaria riconferma,
giusto un mondo fatto a caso
sa bene come vivere in un vizio cucito a perimetri.

*quando la città è una forma ripudiata, venduta alla prima scadenza, e scaraventata a meta di qualunque pretesa. Una sorta di meretrice indifesa e indifendibile
ma capace di fagocitare, con abilità e destrezza, ogni solitudine, ogni umana in_differenza.

 

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