I matti non amano il tempo
preferiscono lancette indossate per terra
e qualche busta di plastica
da riempire con la grazia muta della voce.
Sono santi e fanno i miracoli, stringono quadri
senza nessun colore da appendere.
I matti sono figli della fortuna
hanno sorelle immaginate e fratelli di paglia.
I matti arrivano sempre tardi,
non sanno contare, hanno paura del buio
ma non frequentano la luce.
I matti sorridono sempre,
mostrano denti marci e caramelle sotto la lingua.

I matti non sanno camminare,
nascono da letti sistemati col ferro.
Non hanno sogni, sono santi appesi ai cancelli
con la lingua nera piena di bestemmie.
I matti non hanno scelte, guardano e vanno oltre,
con gli occhi bagnati dal niente,
con quella bellezza balbettata ad ogni crocifisso in visita.
I matti non hanno ricordi, nuvole in rovina
si agitano come lanterne
tra un passato senza olio e un domani di vetro.

I matti non hanno nome né città,
sono la gioia abbandonata dei giocattoli,
le ali spezzate dal temporale. Sono furto e meraviglia,
estasi e fosso per ogni missione d’orizzonte.
I matti fanno la corte a pochi spiccioli di realtà,
sono quelli che all’inferno ci sono già.

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