Non ricordo chi fossi
il giorno della mia nascita,
sul letto col volto rosso e le mani di carta
un luogo bianco mi crebbe d’amore.

E lì, appena dopo i corridoi, apparvero i gesti di maggio
e le mani strinsero sorrisi come a definirsi arrivo.
Poi, a margine del primo verso,
venne primavera, col giovane vento dei fiori,
che a credere orizzonti bastò un socchiudere di labbra.

Venne insieme al mare e alcuni scambi d’eternità,
come a credere nelle stelle. Sicura che avremmo
giocato ancora sui petali odorosi,
con le imprese dei passi a scrivere un domani.

A convincermi della vita
fu la corona dei seni e due occhi come i miei.
Ora, seduto a distanza,
una sigaretta per dire ti ricordi
moglie e figlie a dimostrare il tempo.

***Dedicata ai miei anni compiuti oggi, agli amici di sempre, agli affetti che mi hanno fatto crescere, a chi in questo blog mi segue e a chi crede in me e nella potenza delle parole.

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