Trovai un racconto di barche
nell’insopportabile lusinga del mare,
come un’alba cieca e senza veli
che nel girare gli occhi
si libera del primo sguardo d’acqua.

Ma amai i sogni appuntare mattine,
con l’unica estasi di un’anonima scena
e scegliendo la lenta cessione del vento.

Proprio come le sporgenze dell’eternità
quando accadono e non hanno inizio,
se non una sparsa avventura di nuvole,
in quella sola, distinta, palpitazione d’ali.

Eppure fin dove la marea cercava speranza
ogni viaggio volò in discesa,
lì, dove vennero i giochi
come una scoperta di case alle finestre
e significato fu ogni iride sparsa di colori.

Ora, che a non possedere strade
si sospetta del cammino,
cosa sia stato della vita è sprecare un’ombra
radunando derive.

Ora, che ad ingoiare il sole
rimane un solo fermo immagine,
amare ancora quell’incostante dormiveglia di scogli
è accorgersi di quanto minore
sia stato il dio del tempo.

Come un chiodo alla polvere
che stenta per un muro appena pendente.

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