Ingrid è il vento delle strade,
un viaggio di chilometri incompresi
fatto di ronde rotte
attorno ad un cappotto marcio.

Spesso disposta ad ogni gratitudine
si sconta quanto una goccia che cade
e solo per un caffè offerto.
Ingrid è la diluita disciplina del mare
che non ha misura d’ampiezza come un’onda
a lungo riflessa.

Non conosce l’amore,
solo nelle umide incursioni della pioggia
prova un bacio d’aria, quasi a graffiare il volto.
E come la gravità delusa dell’acqua
indossa tutta la scivolosa partecipazione delle vetrine.

Nessuna trattativa assomiglia al giorno
se il cattivo odore della notte
vale un frigorifero dai piedi molli.
Così al fumo basta
l’irrilevante alito di una piega di labbra.

Al numero 22 esiste una città di carta,
una scelta scomposta di scale e iniezioni ad ore.

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