Agili come il tempo sfuggente dei sogni,
forse lungo i marciapiedi
o in corta vicinanza ai sedili degli autobus.
In sottile appartenenza,
giacendo ad ogni mare come il volto ai cuscini.

Così, senza dire nulla, destinati ad andare,
senza vetrine alle quali deviare un’immagine,
magari in punta di disegno e mentre il silenzio delle rose
trasforma l’istante in rossore.

Forse a Est, come una discreta migrazione di allodole,
in complicità a quel vento che si ammira a balzi
quando stringe le sue mani in solitudine agli alberi.
O forse a Ovest, col poco tempo di un aquilone,
in attesa di essere mite attitudine.

E senza quella sfumatura di fatica
acquistata ai mercatini delle fughe usate.
Insieme. Con le vette di un cielo amaranto
che si dispone all’oltre, al navigare delle nuvole.

Alcune goffe onde di mappamondo
diranno della terra, di quando metteva le ali,
e di montagne brune senza casa,
di quella libertà urlata fino a Dio.

 

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