Le parole vivono e non lo sanno

Le mie parole sono un soggetto debole
come la gente sofferente,
un segreto d’acqua e di memoria perduta,
lasciata senza essere toccata.

Le mie parole sono le tue. Quelle bianche
in punta di disegno
mentre assumi il silenzio dei passi.
O quel poco dei lampioni che allunga agguati
tra ombre e imbarazzo.

Stanno di voce alle albe differenti,
in un singolo respiro affollato
quando, con tremore, vanno in contrasto di vela.
Quasi fossero riparo del tempo o del vento in disuso.

E senza luogo di petto si addentrano
in questo caldo sonno, spianando.
Dentro scontrose interruzioni di pallide notti,
col cuore a finire. Dentro un covo di luna.

Un racconto di molo chiama un battito:
città che non fiorisce cambiando spine
cade al gioco dei gabbiani.

Le parole vivono e non lo sanno,
non mi ricordo nulla di loro.

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23 pensieri su “Le parole vivono e non lo sanno

  1. “Le mie parole sono soggetto debole,
    gente sofferente,
    segreto d’acqua e di memoria perduta,
    lasciata senza essere toccata.”

    Il testo non passa inosservato, Sarino, come tutta la tua produzione, degna di nota e d’attenzione. Mi piace, molto. Tu, la poesia la conosci e sai condurla bene, complimenti. A volte, mi permetto con affetto di dire, come spesso dicono a me, dovremmo solo tenere più a mente anche il lavoro di sottrazione.Abbraccio 😀

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  2. le parole giocano con noi, ascoltano i nostri passi, avvolgono le nostre idee, sono pagine di un vissuto che ama ascoltare l’incedere dell’anima.
    Sempre molto belle le tue liriche.

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  3. Le parole sono buone.
    Le parole sono cattive.
    Le parole offendono.
    Le parole chiedono scusa.
    Le parole bruciano.
    Le parole accarezzano.
    Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate.
    Le parole sono assenti.
    Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni.
    Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano.
    Sono melliflue o aspre.
    Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza.
    I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche.
    Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno».

    José Saramago, “Di questo mondo e degli altri”

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  4. Le parole nascono o muoiono in gole aperte alla gioia o chiuse al dolore. Le parole”vivono e non lo sanno” almeno fino a quando non vengono chiamate.
    Le parole, le tue che leggo, risuonano dentro.

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