accadendo come l’eternità

La vita non si lascia bere,
passeggera dentro un viaggio
rimane a prematura scelta di fonte.

È lotta di gelo alla finestra
un mondo dove non morire
-troppi recinti nel cielo in disordine
sibilano distanze-.

Un corpo in dolina
osteggia i sensi di valico,
raccoglie ogni tratto per farne destino.

Sarebbe acqua splendente l’inizio
se solo vestissi il volto smarrito
accadendo come l’eternità.

A contare cerchi in campi di me
l’immensità degli occhi fermi.
Come parvenza di giglio,
finché colma di latitudini un’idea di luce.

In tasca ho spiccioli d’ombra

In tasca ho spiccioli d’ombra,
qualche scheggia di luna destinata al canto,
pochi versi di lampione contromano.

Qui dove le impronte parlano alla notte
s’affanna la luce e stenta ancora la vita.
Qui mani di strada hanno il senso della pioggia
e le finestre lottano per un meridiano.

Di fronte sottane di qualche vita
offrono un luogo ai confini:
ma è come bussare alle orme
quando sono senza sole.

Poche scelte,
un po’ di autobus per descrivere
il vetro degli occhi, il solito nascondiglio di silenzio.

Tra i forse del giorno, lì, dove mi vive l’onda del pianto,
e i passi misurano il lungomare.

Finché destinazione

Respiro ai momenti la sequenza
senza comprenderne l’eternità.
Come se rinchiuso nella strettoia di una lancetta
non riconoscessi il moto,
il verso delle tempo.

Vorrei un’alba diversa, senza più l’ovvio
delle maree né l’abitudine degli scogli.
A sperare che il sogno valga almeno un istante,
che non sia margine o tragitto di fumo.

Perché non sia mimo il gesto dell’esistenza.
Finchè destinazione arrivi
e non sia stata solo un’esclusione di vento.

 

 

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