Fatto di sabbia e foto
è un destarsi lento questo canto,
come voce di un altro tempo
circonda senza avanzare.

In picchiata sul petto e a stretto giro di sedia.
Addosso a solito, maldestro giro di mattonelle,
con le mani in pena,
e l’anima di un vano attraversamento di croci.

Qualche lacrima raccoglierà i sorsi,
vecchia di stelle varrà quanto un’ipotesi di mare,
addosso a quest’aria di poca salvezza.
Con la faccia rotta della notte
a tingere di umido il sole imperfetto degli anni.

Domani sarà ancora dolore, giovane e fecondo,
un angolo sparso di chiodi, dove Caterina
piangerà occhi per farne fragile dimensione.

E non avrà nessun nome la ruvida trama
delle rughe, nemmeno la rituale
ammissione dei fiori.

Solo uno sperduto avvicendarsi di muri
e poi ancora la salsedine delle sponde,
nel tenero tonfo di tristezza
con quella piccola rosa di velata preghiera.

-A mia nonna Caterina, quando il tempo era attesa, sentita preghiera perché i passi trovassero quelli del suo uomo, da qualche anno volato in cielo. Morì pochi anni dopo, quasi felice di ricongiungersi al suo amore, bastone e ristoro di una vita intera.

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