Non è magia la scelta degli occhi,
ferme, limitate anse per non sapere del mondo.
(Ad un passo di note che si azzarda nel ricevere aria
sono ferme le impennate del vento.)

Come stazione di un qualcosa che non si conosce.
Il nero fumo della città si spoglia di sguardi,
qualche vetrina ridefinisce immagini.

Al giorno, polvere involontaria e senza parole,
Mimmo preferisce una qualsiasi notte,
per essere lampione della sua luce,
un bagliore di prima mano.

Un disegno a mano libera, dai contorni
quieti, mentre un angelo cede le sue ali.

Nessuna vita è perdono,
neanche ai chilometri sparsi di piedi,
attraversamenti costanti
e mani tese. E una donna stanca dei minuti
e sotto le foglie.

Il tempo ama le cadute come un maledetto pendio,
un corpo dagli anni scarni
e senza denti.

Gialle strisce di un fuori rotta.
Piccola, inutile, discesa di lineamenti.

-dedicata

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